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Brescia
di REDAZIONE 23 ott 14:16

Covid, la protesta dei medici di Brescia

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 “Se il tempo di raddoppio dei casi in terapia intensiva in Lombardia si mantenesse pari a quanto stimato nella settimana 12-18 ottobre (6,3 giorni), allora il numero di posti letto attualmente disponibile – di poco superiore alle 1.000 unità in Rianimazione - verrebbe saturato (a partire dai 110 occupati al giorno 18 ottobre e in assenza di ulteriori interventi) in 20 giorni” (da scienzainrete.it del 20 ottobre 2020).

I nuovi soggetti positivi in Lombardia sono stati 4125 il 21 ottobre, 2023 il giorno precedente (dati Regione Lombardia).


Se a marzo il cataclisma aveva suscitato nei nostri concittadini un sentimento diffuso di solidarietà e compattezza, il clima oggi è diverso. Incertezza, timore, rabbia sono i sentimenti. I medici manifestano perplessità e preoccupazioni sulla gestione dell’epidemia. I mesi di tregua, da maggio ad oggi, non ci hanno fatto trovare più preparati: le risorse promesse (personale, strutture) non si sono viste se non in misura risibile.

Imbarazzante l’inaugurazione (con tanto di pubblicità mediatica) del padiglione COVID alla scala 4 degli Spedali Civili.  Da maggio si chiedeva una soluzione, qualunque essa fosse, ad un prevedibile problema che ci coglie disarmati, appena all’inizio di un percorso, quando i bisogni sono attuali, immediati. Mancanza, ancora, di un coordinamento, di una regia, di una visione tra i vari attori istituzionali (ATS-Agenzia di Tutela della Salute, ASST- Aziende Sociosanitarie Territoriali). Impotenza decisionale, dipendenza politico/burocratica da una Regione che oscilla tra dirigismo e fuga dalle responsabilità, addossate agli attori in prima linea (medici, operatori, RSA). Se confusione e improvvisazione erano comprensibili, se non scusabili, a febbraio-marzo, ora non lo sono più.

I medici, ancora una volta, sono pronti all’impegno e al personale sacrificio, non eroi ma professionisti cui non mancano passione e dovere deontologico. Chiedono, esigono, ascolto e rapida soluzione ai problemi e con testarda determinazione questo Ordine, che tutti li rappresenta, si impegna ancora in proposte.


Ecco i dieci punti chiave:


1.       Nella gestione dell’emergenza COVID-19 manca una visione complessiva. Si sconta una frammentazione diffusa e la mancanza, ancora, di un coordinamento, di una regia, di una visione condivisa tra i vari attori istituzionali (ATS, ASST). È necessario un Piano Straordinario con un organo di coordinamento vero e con vera capacità decisionale.


2.       Tutte le informazioni di carattere tecnico-organizzativo ai medici, operatori ed enti devono trovare modalità comunicative chiare, capillari e tempestive.


3.       Definizione, come in parte già in atto, delle strutture di sorveglianza (alberghiera) e di degenza (strutture ospedaliere per subacuti), sia per i pazienti COVID dimessi dagli ospedali che non possono rientrare a domicilio per motivazioni cliniche o sociali, sia per i pazienti che non possono attuare un adeguato isolamento a livello domiciliare. Considerando che, purtroppo, non è prevedibile lo spegnersi della pandemia a breve, fin d’ora è necessario pensare a soluzioni a medio termine, ripristinando strutture in disuso.


4.       Riduzione drastica e semplificazione delle incombenze burocratiche. Manutenzione dei sistemi informatici, specie nella Medicina Generale dove sono ricorrenti gravi disfunzioni. Estensione dell’utilizzo della telemedicina.


5.       Realizzazione e diffusione di linee guida e procedure operative, sia a livello territoriale che ospedaliero, istituendo una apposita task force. Condivisione dei dati clinici (istituzione di una banca dati) di esiti di salute e di follow up.

Fin d’ora attuare momenti formativi degli operatori.


6.       Campagna di vaccinazioneantinfluenzale coordinata fra ATS e ASST sfruttando le strutture messe a disposizione dai Comuni e da altri enti e ricercando, sempre nella straordinarietà della situazione, infermieri e operatori di supporto anche con assunzioni straordinarie di personale in quiescenza. Garanzia di approvvigionamento costante dei vaccini (come noto, in grave ritardo in Regione Lombardia, con forniture frazionate e quantitativi limitati per i medici di medicina generale).


7.       Impiego straordinario dei giovani medici, sia a livello territoriale che ospedaliero, con programmi definiti di addestramento e con guida tutoriale.


8.       In alcune realtà della nostra Regione, con alti livelli di contagio, diventa difficile, se non impossibile, l’identificazione dei nuovi casi ed il tracciamento dei contatti. Nella nostra Provincia non siamo ancora a questo livello critico, ed allora è indispensabile provvedere anche qui ad assunzioni straordinarie di personale (pensionati, studenti etc.) che, dopo adeguato training, possano collaborare nelle operazioni di tracciamento.


9.       I test rapidi antigenici, a differenza dei tamponi naso faringei (che rimangono indispensabili per la diagnosi di malattia, e ricercano il virus - o meglio le sue tracce - con tecnica di laboratorio e tempi conseguenti), sfruttano un altro meccanismo (ricerca dell’antigene virale). Sono di rapida attuazione (minuti) e quindi facilmente ripetibili. La loro affidabilità è inferiore al tampone, ma sono di sicura utilità nell’ambito di campagne di screening su ampie popolazioni selezionate (scuole, operatori della salute, pubblici servizi etc.).

L’organizzazione - da studiare - di questa campagna di screening potrebbe utilmente sfruttare le strutture già allestite per la vaccinazione antinfluenzale, sempre che siano soddisfatte condizioni di adeguato personale.


10.     Raccomandazione finale. Mascherine, distanziamento fisico, igiene delle mani rimangono per tutti le nostre armi migliori e più efficaci, a cui si devono affiancare, visto l’andamento della pandemia, restrizioni volontarie indipendentemente dai provvedimenti istituzionali (riduzione degli spostamenti e, purtroppo, delle relazioni sociali anche livello famigliare).


Proposte sicuramente non esaustive e suscettibili di critiche e suggerimenti, ma da discutere subito perché… non abbiamo più tempo.

REDAZIONE 23 ott 14:16