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Brescia
di CRISTINA SCARONI 01 ago 12:23

Don Gerbino: la sfida dell'annuncio

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Il nuovo parroco della Cattedrale, don Gianluca Gerbino, si racconta in questa intervista

Cos'ha imparato in questi anni di ministero e cosa porterà con sé della sua esperienza come presbitero dell’unità pastorale Don Vender?

La cosa importante è confidare in Dio, comprendere il progetto che Lui ha per noi. Affidarsi completamente al Signore significa mettersi in attento ascolto della sua parola e, attraverso la preghiera, avvicinarsi a Lui. In questo modo, si impara anche ad ascoltare chi ci è vicino, e accogliere significa comprendere non solo le difficoltà e il dolore, ma anche essere partecipi delle gioie. Essere presbitero si manifesta nella dimostrazione di una grande umanità, nel non giudicare e insieme affrontare sfide e, a volte con autorevolezza, discernere giusto e non corretto. L’obiettivo dell’Unità pastorale Don Vender è stato quello di camminare insieme. Lascio una bella comunità dove, insieme, abbiamo camminato, pur con qualche fatica, ma condividendo ogni passo in direzione della fede, così come il Signore ci chiede: in comunione. Abbiamo messo in pratica la Sua parola, dando testimonianza di accoglienza e ascolto. Percorrendo strade comuni e cercando di vivere come parrocchie unite, abbiamo desiderato dare vita e testimoniare il valore fondamentale della condivisione. La comunione e il confronto aperto con gli altri presbiteri e sacerdoti si sono rivelati determinanti nella riuscita di tante iniziative, come la realizzazione della settimana mariana, la formazione e la catechesi, gli incontri con i genitori, la crescita della pastorale giovanile. Certo ci sarà da percorrere ancora tanta strada, ma credo che il futuro sia positivo. Noi abbiamo ciò che il Signore ha voluto, sarà Lui a raccogliere i frutti del nostro lavoro.  

C’è un verso del Vangelo che l’ha ispirata e accompagnata in questi anni?

‘Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo’: il testamento spirituale di Gesù, tratto dal vangelo di Giovanni, ha accompagnato il mio cammino di fede. Questo amore si manifesta in tante piccole e grandi cose, in tanti atteggiamenti: nell’aprire occhi e braccia ai bisognosi e ai poveri. L’amore di Gesù è stato capace di scoprire in ogni uomo il bene da poter esaltare. E, in questo modo, ci ha indicato la via da seguire.

Per il nuovo incarico ha un po’ di sana preoccupazione?

Mi rendo conto dell’importanza e della responsabilità che il Vescovo mi ha affidato, e mi lusinga la sua stima, anche se non nascondo di essere un po’ in trepidazione, come sempre quando ci si trova ad affrontare qualcosa di nuovo. Non conosco ancora esattamente la realtà della pastorale del centro, ma confido che, grazie alla buona volontà e alla disponibilità dei sacerdoti, delle consorelle, dei laici e dei volontari, le cose riusciranno. Prego perché il Signore ci illumini e aiuti.

Quali sono le attenzioni pastorali sulle quali vuole insistere?

Come ho già detto, non conosco ancora bene la nuova realtà. Ma solo stando tra la gente si comprende e si impara cosa bisogna fare. La Cattedrale è una chiesa diversa dalle parrocchie cui mi sono affacciato finora: è la Cattedrale. Ha qualcosa in più, è il punto di riferimento della diocesi. Bisogna allargare lo sguardo, avere occhi che osservino tutta la città. Si tratta della chiesa del Vescovo e, con lui, mi auguro di condividere il progetto pastorale. Mi piacerebbe come prima cosa creare comunione, poi costruire percorsi con le famiglie, con i giovani… L’altro aspetto molto importante è quello liturgico, in questo la Cattedrale ricopre un ruolo centrale e fondamentale. Ed è, inoltre, affiancata dal Duomo Vecchio, di grande valore storico.

Come annunciare Cristo nella società di oggi?

Si tratta di una grande sfida. Una sfida la cui parola chiave è ‘conoscenza’: solo mettendosi in ascolto e osservando con occhi attenti la realtà umana ci possiamo orientare. E comprendere la complessa realtà della città, capire cosa stia vivendo è il punto di partenza per cominciare a costruire e annunciare il Vangelo a chi ne è destinatario.

Dov’è nata la sua vocazione e cosa è stato determinante nella sua formazione?

La mia vocazione è nata dall’esempio dei sacerdoti incontrati quando ero giovane e dai tanti seminaristi che mi hanno messo nel cuore il desiderio di imitare la loro vita. Mi sono chiesto ‘Perché non posso anch’io mettere la mia vita nelle mani del Signore?’. La santità della vita si mostra nella semplicità delle persone. La relazione con la gente, la presenza in oratorio e in chiesa, la semplicità… tutto questo ha acceso in me una luce che mi ha guidato nella consacrazione al Signore. Ho risposto all’invito e sono contento di averlo accolto.

CRISTINA SCARONI 01 ago 12:23