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18 gen 2019 08:08

Il "made in Brescia" e le scelte UK

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Dopo Aib anche Apindustria e Confartigianato seguono con preoccupazione l'evolversi di una situazione che, senza accordi precisi, potrebbe avere pensati ripercussioni sulla produzione industriale locale in ripresa

Il quarto trimestre è leggermente meglio del terzo (che era stato il peggiore dell’anno), il 2018 è nel complesso moderatamente positivo ma aumentano gli interrogativi e le incertezze. Questo dice l’analisi congiunturale sul quarto trimestre 2018 realizzata dal Centro Studi Apindustria su un campione di cento imprese associate. Per quanto concerne la congiuntura, il quarto trimestre registra fatturati in crescita per il 57% delle imprese, stabili per il 13% e in calo per il 30% dei casi. In linea con questi trend anche quelli su ordini e produzione, modeste note positive sull’occupazione, un po’meglio gli investimenti. Il trimestre si chiude con poca spinta nell’utilizzo degli impianti e forti contrazioni nelle imprese più deboli: il 15% del totale usa l’impianti sotto il 50%, un altro 21% sotto il 70%. A livello tendenziale il 2018 si presenta generalmente positivo per le Pmi associate. Le imprese intervistate presentano un fatturato in crescita nel 54% dei casi, stabile nel 16%, (in linea con i dati tendenziali sulla produzione). Se pur il clima positivo sia condiviso, si sottolinea tuttavia come un numero non trascurabile di imprese stia vivendo una fase di contrazione nell’anno in corso: da inizio anno, circa il 30% delle imprese presenta infatti un fatturato che si è ridotto rispetto ad inizio anno. Per quanto riguarda il 2019, le aspettative tendono allo stazionario. Meglio, come sempre, le previsioni sugli sbocchi nei mercati esteri (Ue soprattutto). Da segnalare il 30% di imprese che prevede fatturati in calo sul mercato italiano per il 2019.

“Sono dati che ci aspettavamo – afferma Douglas Sivieri, presidente di Apindustria Brescia -. Abbiamo una crescita ancora precaria, le risposte dei nostri associati suggeriscono una situazione ancora fluida, che tende al ribasso in realtà più che alla crescita. Una situazione mobile, che ovviamente preoccupa e che non aiuta gli imprenditori a fare gli investimenti necessari”. In tale contesto non aiuta la situazione britannica su cui, dopo quello di Aib, si punta lo sguardo preoccupato anche del presidente della sigla di via Lippi : “Tutti sono attenti a quanto sta accadendo in Gran Bretagna, che è un po’ esempio di quello che potrebbe accadere anche altrove. È evidente che nemmeno questa situazione dà la necessaria serenità agli imprenditori, soprattutto in un contesto come il nostro, fortemente vocato all’export”. È l’Osservatorio di Confartigianato Lombardia, con uno studio sul valore economico del rapporto tra l’imprenditoria locale e Londra, a dare “concretezza” alle preoccupazioni di Sivieri e dei presidenti di altre associazioni imprenditorali. Lo studio evidenzia come l’export manifatturiero “Made in Lombardia” diretto nel Regno Unito negli ultimi 12 mesi (dal II° sem. 2017 al I° sem 2018) di 5,18 miliardi (1.623 milioni dei quali direttamente dai settori a maggiore concentrazione di Pmi) possa essere a rischio. E lo sono proprio i settori ad alta prevalenza di Pmi dell’export manifatturiero verso il Regno Unito, in particolare: alimentari, chimici, metallurgia e poi macchinari, automezzi e tessile. Degli oltre 5 miliardi del “Made in Lombardia” dell’ultimo anno sono 721 milioni quelli bresciani di manifatturiero verso il Regno Unito e nel dettaglio 188 milioni quelli da settori delle Pmi nostrane.

Condividiamo una forte preoccupazione per una Brexit “no-deal” - senza patti, che avrebbe ripercussioni importanti sul nostro export. A Brescia stiamo parlando di 721 milioni di euro di export dove sono coinvolte direttamente le nostre PMI, un incidenza sul totale export manifatturiero mondiale del 4,5%. Altro dato che emerge – e deve far riflettere – è l’inevitabile flessione a seguito del referendum sulla Brexit dello scorso anno, dove si evidenzia il calo dell’export manifatturiero “Made in Lombardia” verso il Regno Unito in netto calo, ritornato ai 100 punti base del I° sem 2016, quando cioè tutto il resto dell’export nel verso il mondo, nello stesso periodo, risulta in continua crescita a tal punto che le linee dei grafici divergono in modo repentino. Una Brexit non ordinata potrebbe determinare una periodo di caos alle dogane, deprimendo inevitabilmente i flussi di import ed export. Tensioni, ma soprattutto questa incertezza non fanno bene all’Europa, ma soprattutto all’economia anche di casa nostra". spiega il presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale Eugenio Massetti.

18 gen 2019 08:08