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Brescia
di ROMANO GUATTA CALDINI 22 nov 2018 11:21

Sulle strade la strage continua

Giornata dedicata alle vittime degli incidenti stradali: maglia nera nel Bresciano. Al 31 ottobre sono stati registrati 72 morti. L’invito alla prevenzione

“Dal 2000 al 2017 le persone che hanno perso la vita sulle nostre strade sono state 2.387. È come se fosse scomparsa un’intera cittadina”. A dirlo è Roberto Merli, presidente dell’associazione “Condividere la strada della vita”. Sulle strade bresciane si muore ancora, troppo, e il trend, in questo 2018 che sta volgendo al termine, è negativo. I dati del bilancio, tragico, sono stati resi noti domenica scorsa, in occasione della “Giornata mondiale della memoria delle vittime della strada”. Rispetto allo stesso periodo del 2017, nel Bresciano, si registrano 19 decessi in più per incidenti stradali. Il tributo di vite è ancora alto, come testimoniano i numeri incisi sui monoliti in marmo nero del monumento, realizzato nel 2000 al parco Ducos 2 di San Polo, dedicato alle vittime della strada. Proprio qui è stata inaugurata una nuova stele, adagiata sul terreno, in memoria delle persone scomparse dal 2014 al 201 7 (le vittime della provincia in orizzontale, quelle del capoluogo in verticale). Stando ai dati elaborati dall’Osservatorio regionale, nel Bresciano, il 2018 sarà un anno da dimenticare: a gennaio 11 decessi, a febbraio 2, 6 a marzo, 5 ad aprile, 6 a maggio, un picco a giugno con 11 morti, a luglio sono stati 8, ad agosto 10, a settembre 6 e ottobre si è chiuso con 7 vittime.

Merli, anche i numeri dei feriti non sono da sottovalutare...

Se sino a oggi sono scomparse 2.387 persone, non va dimenticato chi, a seguito di un incidente stradale, è rimasto disabile. Ci sono diversi gradi di disabilità. Si calcolano siano circa 10mila persone. È questa la realtà che dobbiamo quotidianamente affrontare.

Quest’anno Brescia ha registrato un triste record.

La stele del monumento, riferito alla mortalità nel 2018, il prossimo anno, purtroppo, sarà più alta... Al 31 ottobre del 2017 erano 53 le morti causate da incidenti stradali. Quest’anno, nel medesimo arco temporale, i decessi sono stati 72. Non abbiamo avuto una diminuzione, ma un aumento.

Quali sono le principali cause degli incidenti?

In primis c’è la distrazione, soprattutto causata dall’utilizzo del cellulare durante la guida. Ormai è uno strumento che viene utilizzato in maniera troppo superficiale. Ci sono tutte le possibilità per poter utilizzare il telefono senza per questo dover staccare le mani dal volante, ma così non avviene. L’altro fattore di rischio è la velocità. C’è poi la guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. A grandi linee sono queste le cause più ricorrenti.

Sul fronte della prevenzione cosa si può fare?

La prevenzione è fondamentale. L’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) ha chiesto di reintrodurre l’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole. Al riguardo, ogni Comune della provincia è stato attrezzato per far sì che la gente abbia la possibilità di firmare la petizione dell’Anci. I ragazzi devono capire il valore della vita, il rispetto reciproco, sulla strada come altrove. L’aggressività che denota molti automobilisti è una mancanza di rispetto. Nei mesi scorsi ho scritto al ministro Salvini per chiedere l’introduzione dell’articolo 230 del Codice della strada, un articolo di legge, non ancora applicato, che ha lo scopo di promuovere la formazione dei giovani in materia di comportamento stradale. Attualmente non ho ricevuto risposte.


ROMANO GUATTA CALDINI 22 nov 2018 11:21