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Brescia
di REDAZIONE 10 set 2021 16:41

UniBs: all'avanguardia nella prevenzione

Un gruppo di ricercatori greci ed italiani afferenti a 37 Centri clinici hanno pubblicato un importante lavoro scientifico che evidenzia il ruolo di un marcatore biologico plasmatico (suPAR) per guidare il trattamento con anakinra, farmaco biologico inibitori della Interleukina-1 α/β.

I ricercatori dei centri clinici italiani coinvolti nella sperimentazione (oltre alla Università di Brescia e ASST degli Spedali Civili di Brescia: Policlinico Gemelli e Istituto L. Spallanzani di Roma, IRCCS Sacro Cuore di Negrar, Ospedale San Raffaele di Milano, Università di Genova, Ospedale Humanitas di Milano, Ospedale di Jesolo), in collaborazione con i Colleghi dei centri clinici greci coordinati dal Prof. E.J. Giamarellos-Bourboulis hanno studiato 594 pazienti affetti da Covid-19 moderata o grave a rischio di progressione verso l'insufficienza respiratoria grave e la morte e con livelli di suPAR (soluble urokinase plasminogen activator receptor) superiori a 6 ng/ml, di cui 405 trattati con anakinra (farmaco anti-infiammatorio registrato per il trattamento della artrite reumatoide) per via sottocutanea e 189 trattati con lo standard of care.

“Il razionale dell'impiego di suPAR come guida per l’inizio del trattamento consiste nel fatto che rappresenta un marcatore di infiammazione più precoce rispetto agli altri indici di infiammazione” afferma il Prof. Francesco Castelli che insieme al Dott. Emanuele Focà ha guidato i ricercatori della Università di Brescia “consentendo dunque un approccio terapeutico più tempestivo della tempesta citochinica che è alla base della evoluzione sfavorevole in corso di Covid-19”.

I risultati delle studio, pubblicati in data 3 settembre 2021 sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine, hanno evidenziato un significativo beneficio clinico del trattamento con anakinra, con diminuzione del 70% del rischio di progressione verso l'insufficienza respiratoria grave e con diminuzione del 55% del rischio di mortalità dopo 28 giorni di malattia.

“Lo studio si inserisce nello sforzo di ricerca internazionale volto ad identificare il momento ottimale e più precoce possibile per iniziate il trattamento più opportuno per la specifica fase di malattia ed i suoi risultati suggeriscono l’opportunità dell’impiego di marcatori precoci di infiammazione quali il suPAR per guidare l’inizio tempestivo della terapia – laddove i risultati dello studio condurranno alla registrazione del farmaco per l’impiego del trattamento della Covid19 - con farmaci biologici quali l’anakinra per prevenire la progressione verso le forme più gravi e mortali della malattia della malattia” conclude il prof. Castelli.

REDAZIONE 10 set 2021 16:41