Per riconoscere il Risorto serve uno sguardo nuovo
"La tensione missionaria anima il vostro modo di contribuire alla speranza. Avete rinnovato l’impegno per uno slancio missionario, ma la missione non è mai un compito individuale: è sempre sinodale perché coinvolge tutti. Nella comunità cristiana tutti i battezzati hanno doni da condividere. Spero che anche voi abbiate potuto assaporare il gusto dell’essere popolo di Dio. Non solo per le intuizioni pastorali, ma soprattutto per l’esperienza sinodale che avete vissuto. Potete portarla nelle vostre comunità, lasciarla germogliare e intrecciarla con le storie delle persone. Diventa, allora, un modo di vivere, una forma di attenzione, che aiuta a riconoscere la presenza di Dio nella realtà e ci libera dalla paura di sbagliare anche quando il cammino sembra incerto".
Con la celebrazione presieduta in Cattedrale dal cardinale Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, si è concluso il Convegno Diocesano “Siamo la Chiesa del Signore”. Il Cardinale, nella sua omelia, ha ripreso la vicenda dei discepoli di Emmaus che si sentivano smarriti. "Quando ci accorgiamo di essere entrati in un vicolo cieco, la speranza sembra sgretolarsi tra le dita. E’ come se il futuro si chiudesse davanti a noi. In quei momenti il cuore si convince che non ci sia più nulla da attendere. Crediamo che la storia sia già segnata… Nel punto più basso, lì dove la speranza sembra morire, spesso inizia un movimento nuovo: è proprio lì che nasce la possibilità di una svolta. Possiamo fermarci, chiedere aiuto e farci accompagnare. Quando una comunità cristiana deve affrontare situazioni nuove, come nel vostro caso, si può facilmente sbagliare strada. La comunità ecclesiale non è immune da questo rischio. E' quello che è successo ai discepoli di Emmaus. Erano confusi e sono tornati all’idea di un Messia forte, cercando conforto in un passato idealizzato".
Restare nella zona di comfort vuol dire non mettersi in discusione. "Vuol dire coltivare desideri e aspettative senza guardare in faccia la realtà" . Scegliamo i ricordi che ci fanno comodo. Luca nel raccontare l’episodio di Emmaus non presenta solo una situazione negativa. "Lascia intravedere che dentro la delusione c’è spazio per il cambiamento". I due discepoli riescono a fare una vera e propria inversione a "u". Si lasciano raggiungere e trasformare dall’incontro con il Risorto. "Il racconto è pieno di speranza. Anche quando tutto è perduto, c’è margine di manovra. Il Risorto si avvicina, ascolta la loro amarezza e offre loro nuovi criteri per leggere l’accaduto. Il Risorto è sempre uno straniero. Non possiamo racchiuderlo nelle nostre idee, nelle nostre sicurezze teologiche, nei nostri progetti. Per riconoscere il Risorto, serve uno sguardo nuovo capace di vedere che Lui cammina davanti a noi e accende speranze".
Noi incontriamo il Risorto nella Parola e nell’Eucaristia. "Il calo della partecipazione alla Messa è una delle sfide più serie da affrontare. Quando manca l’esperienza viva del Risorto, parliamo di Lui come se fosse un personaggio del passato. Il nostro parlare di Gesù diventa un necrologio. Raccontiamo un ricordo. Quando l’annuncio perde il contatto con la vita, non riesce più a toccare il cuore delle persone, non aiuta a cambiare direzione. E’ come offrire parole senza respiro, verità senza calore, dottrina senza incontro. Solo l’esperienza del Risorto rende il Vangelo capace di toccare la vita. Quando è riconosciuto come presenza, allora tutto cambia. E’ lui che apre gli occhi, che scioglie le paure. Il Risorto dona il coraggio di lasciare ciò che non porta frutto. Senza la sua presenza viva, tutto si riduce a teoria. La fede si riduce a un sistema di precetti intellettuali piuttosto che a un’esperienza vissuta. La comunità cristiana non vive di idee, ma di un incontro. Questa presenza trasforma il Vangelo in una forza capace di cambiare il cuore e guarire le ferite. Solo dopo l’incontro con il Risorto, i due discepoli di Emmaus cambiano direzione. Quando lo riconoscono nello spezzare il pane, tutto cambia. Quando capiscono il senso delle scritture, i due discepoli diventano missionari. Non hanno studiato, non hanno preparato un discorso… E’ la gioia dell’incontro che li spinge".









































