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Bruxelles
di REDAZIONE 04 set 2026 15:51

Fine vita: quale libertà di scelta?

"Continuo a ritenere che una materia che riguarda la vita, la morte e i diritti fondamentali della persona non possa avere risposte differenti a seconda della Regione nella quale si vive. E non credo sia corretto procedere con forzature regionali o riproporre norme già bocciate senza un confronto serio con società civile e operatori sanitari. E credo che sull'autodeterminazione serva una riflessione ancora più profonda. Quanto è davvero libera la scelta di una persona che soffre, soprattutto quando è sola, impaurita o convinta di essere diventata un peso? E quali criteri poniamo affinché la risposta alla sofferenza psicologica non diventi, come avvenuto in alcuni Paesi, l'accesso alla morte medicalmente assistita? Prima di aiutare qualcuno a morire dobbiamo essere certi di avere fatto tutto il possibile per aiutarlo a vivere. Non significa accanimento terapeutico: quando una persona sta morendo, continuare trattamenti sproporzionati può non significare più curare. Ma quando una persona non si trova in una fase terminale, allora dobbiamo, permettetemi il termine, 'accanirci' nel renderle la vita accettabile e dignitosa e, quando possibile, capace ancora di regalarle momenti belli. È questa la direzione che dovrebbe seguire il Servizio sanitario pubblico: non anticipare la morte, ma accompagnare e curare, secondo i principi costituzionali su cui si fonda la nostra stessa Repubblica. Una società civile si misura anche dalla capacità di stare accanto alla fragilità, alla malattia e alla vecchiaia senza considerarle un errore da correggere o una condizione della quale liberarsi. Per farlo non bastano soltanto le risposte sanitarie. Servono cure palliative, assistenza domiciliare, hospice e sostegno psicologico, ma servono altrettanto reti familiari e sociali, associazioni, volontariato, comunità e legami capaci di dire concretamente a chi soffre: tu non sei solo e la tua vita non è diventata un peso. Nella Lombardia orientale, ad esempio, manca ancora un hospice pediatrico dedicato. Una famiglia può essere costretta a spostarsi per accompagnare un figlio gravemente malato: il bambino viene allontanato dai nonni, dagli amici e dalla scuola, un genitore spesso deve lasciare il lavoro e la famiglia rischia di dividersi proprio quando avrebbe più bisogno di restare unita. Anche questa è dignità del fine vita. Per questo, prima di costruire procedure regionali sul suicidio medicalmente assistito, dobbiamo costruire una rete nazionale che garantisca realmente a tutti cura, sollievo dal dolore, accompagnamento e relazioni. La libertà non può coincidere con la solitudine. Una scelta è davvero libera quando una persona sa che esistono alternative concrete, che il dolore può essere curato, che può essere accompagnata e che, anche nel momento più difficile della propria vita, qualcuno è ancora disposto a prendersi cura di lei". Così l'europarlamentare bresciano Mariateresa Vivaldini (Fdi).

REDAZIONE 04 set 2026 15:51