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Rezzato
di GIORGIA BARTOLOTTA 15 ott 09:06

Rezzato: 170 ulivi, segno di pace

Gli ulivi dell’orto dei Getsemani, piantati presso il convento di San Pietro in Colle a Rezzato, danno i loro frutti. Il progetto è nato sei anni fa, quando fra Giambattista Del Pozzo era il superiore del convento; ai tempi, quella porzione di terreno era riservata ai vigneti, però, una volta che la terra non è stata più in grado di sostenere la coltivazione e di generare grappoli d’uva, si è deciso non di piantare altre nuove viti, bensì 170 ulivi che sono “un segno di pace, di lunga vita, di benedizione” come sottolinea fra Matteo della Torre, attuale responsabile del progetto.

È stata anche predisposta una zona per poter celebrare l’Eucarestia, che nel nome e nelle funzioni ricorda molto il Getsemani della Terra Santa a Gerusalemme. Questa si trova alla presenza di tre grandi piante d’ulivo, ed è costituita da un altare ricavato dalla base di una macina di un frantoio e da alcune panchine in marmo per permettere ai fedeli di meditare e pregare. Il periodo di lockdown ha avuto un effetto positivo per fra Matteo che, tra gli altri compiti, aveva quello di potare l’uliveto, per cui, “anche se principiante, non di certo professionista”, come egli stesso si definisce, si è accorto dell’abbondanza dei frutti disponibili quest’anno. “Abbiamo poi preso contatto con l’Accademia Symposium di Rodengo Saiano, dove Fra Luigi Cavagna è rettore” prosegue fra Matteo. “Con lui e l’agronomo di quella scuola, il quale è venuto anche a fare un sopralluogo, abbiamo pensato che potesse diventare un’occasione non solo a livello spirituale, ma anche per far lavorare i ragazzi, che sono gli adulti di domani, sia nel tempo della potatura che in quello della raccolta” che sarà a fine ottobre. Dopo la frangitura, in base a quanto olio si produrrà, se ne deciderà la destinazione: una parte tornerà in convento e probabilmente il rimanente andrà alle famiglie che, con una piccola quota, hanno adottato e poi battezzato le singole piante sei anni fa, perché, come afferma fra Matteo, “quell’olio, come la pianta, è memoria della famiglia stessa”. Per quanto riguarda gli obbiettivi futuri del progetto, il responsabile si rivela ottimista, e non esclude, se non nel più prossimo futuro, di proporre e aprire l’iniziativa ad altre realtà interessate, a partire dalle scuole. Ribadisce, però, che, per il momento, si stanno facendo “solo piccoli passi possibili per l’apertura ad un esterno”, poiché l’idea è nata semplicemente per il bisogno di trascorrere l’infinito tempo a disposizione durante il lockdown, in maniera produttiva.

GIORGIA BARTOLOTTA 15 ott 09:06