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di ALFREDO BAZOLI 28 mag 2020 10:24

Perché ricordare

Quest’anno, per la prima volta dal 1974, Piazza della Loggia non è stata affollata, il 28 maggio. "Ha senso commemorare un evento figlio di un momento storico molto distante da noi? A questa domanda legittima io rispondo che se è vero che la strage di Piazza della Loggia si inserisce in un contesto storico assai diverso da quello odierno, è anche vero che la violenza politica non è sparita"

Quest’anno, per la prima volta dal 1974, Piazza della Loggia non è stata affollata, il 28 maggio. Le regole del distanziamento sociale ci hanno impedito infatti di commemorare in piazza, con manifestazioni pubbliche, l’anniversario della strage. Piccolo e ulteriore segno della pandemia che ha stravolto la nostra vita negli ultimi tre mesi. Ma l’impossibilità di ritrovarsi insieme, in un rito collettivo che si rinnova ogni anno e che obbedisce io credo ad un impulso spontaneo, alla necessità di tornare sul luogo dell’eccidio per sentirsi uniti e celebrare la memoria, non ha reso meno importante fermarsi un momento a riflettere sullo sfregio che la città ebbe a subire 46 anni fa. Alle volte mi sento rivolgere una domanda, che io penso sia naturale dopo tanto tempo: ha senso commemorare un evento figlio di un momento storico molto distante da noi, che si è esaurito e pertanto non può ripetersi? A questa domanda legittima io rispondo che se è vero che la strage di Piazza della Loggia si inserisce in un contesto storico assai diverso da quello odierno, che l’Italia e il mondo sono cambiati da allora, è anche vero che la violenza politica non è sparita, che il brodo di coltura della lotta violenta per affermare le proprie idee, l’integralismo, il fanatismo, sono insidie ancora presenti, ancorché si manifestino in modo diverso da una volta.

E lo sono tanto più in un Paese come il nostro che su quella storia, su quelle vicende, non ha fatto i conti fino in fondo. Nel 2017 è arrivata una sentenza definitiva che, per la prima volta, ha condannato gli autori della strage: il capo del movimento neofascista Ordine Nuovo Carlo Maria Maggi, e l’agente infedele dei servizi Maurizio Tramonte. È stata una pietra miliare dal punto di vista giudiziario, ma lo è stato anche da un punto di vista storico, perché ha confermato ciò che emergeva dalle inchieste passate, ma che non aveva mai trovato una sanzione formale, e cioè che la strage di Piazza della Loggia, così come quella di Piazza Fontana di 5 anni prima, maturò in ambienti eversivi neofascisti, che attraverso gli attentati immaginavano di favorire una svolta autoritaria nel paese, e che la verità processuale fu ritardata di oltre 40 anni per il lavorio di apparati deviati dello stato, fedeli a un malinteso senso di appartenenza al patto atlantico più che alla Repubblica. Eppure ancora oggi mi è capitato di sentire, in un’aula parlamentare, evocare a proposito della strage di Piazza Fontana fantomatiche responsabilità di servizi segreti dell’Europa dell’est, in una mistificazione storica che approfitta della ignoranza diffusa sulla storia recente, e dell’assenza di sentenze di condanna definitive su molti di quei fatti, per piegare la verità ad esigenze di propaganda politica che umiliano, insieme alla verità, anche le vittime. L’Italia, la nostra democrazia hanno invece bisogno di fare estrema chiarezza su quella parte della nostra storia, di diradare i dubbi e dissipare le nebbie, di spazzare via gli usi politici e strumentali di quelle vicende così pesanti e dolorose. Ne va della limpidezza, e dunque della qualità, della nostra democrazia. Per questo, anche oggi, ricordare è stato importante, non solo per noi familiari.

ALFREDO BAZOLI 28 mag 2020 10:24