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Brescia
di MAURO SCARONI 21 gen 13:28

Si vis pacem, para pacem

Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio del 1991 gli Stati Uniti d’America con il bombardamento di Baghdad, in esclusiva prima TV mondiale, iniziavano la (prima) guerra del Golfo (42 giorni di combattimenti, 100mila militari iracheni morti, 20mila vittime civili). Da allora è stata un’escalation di conflitti bellici in giro per il mondo per “ affermare”, a suon di bombe, il “nuovo ordine mondiale”. Seminando morte e provocando odio. Generando terrorismi e facendo lievitare sempre di più le spese militari. Dopo 30 anni di guerre, di pedagogia del nemico e di diffusione di armi, i nodi vengono al pettine: ora gli Usa devono infatti difendersi da se stessi... L’intervento della coalizione internazionale nel Golfo ha inaugurato la lunga stagione degli “interventi umanitari”, della “responsabilità di proteggere” da parte della comunità internazionale: dalla Somalia, alla Bosnia, al Kosovo, al Darfur... Poi, dopo gli attentati dell’11 settembre, la stagione della rabbia statunitense: la guerra al Terrore, gli interventi in Afghanistan, la sciagurata invasione dell’Iraq nel 2003, per “finire il lavoro” lasciato a metà con Saddam Hussein nel 1991. Risultato: oggi la regione mediorientale vede l’azione arrogante di piccole e medie potenze che agiscono in modo unilaterale, senza temere la reazione statunitense. Turchia, Iran, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti hanno fomentato il settarismo più truce e sostenuto fazioni in lotta senza che l’Occidente riuscisse a intervenire in modo convincente. Dice don Renato Sacco, di Pax Christi: “Se penso all’Iraq, penso a Giovanni Paolo II, al suo accorato appello contro la guerra nel ‘91 “ avventura senza ritorno”, contro l’embargo durato anni, una vera e propria guerra. Ma la sua è stata una voce isolata, e forse un po’ oggi dimenticata, anche nella chiesa”.

A tale triste 30° anniversario, che ha visto lo sfregio all’art.11 della Costituzione italiana attraverso l’entrata in guerra anche del nostro paese (ricordiamo le “ missioni” degli aerei Tornado della aeronautica italiana), si contrappone, positivamente il segno di speranza del 22 gennaio, giorno dell’entrata in vigore del Trattato Onu che rende illegali l’uso, lo sviluppo, i test, la produzione, la fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, l’immagazzinamento, l’installazione o il dispiegamento di armi nucleari. In questo senso l’appello, lanciato all’inizio di gennaio da alcune persone che gravitano nell’area cattolica bresciana, affinchè parta dal basso, dalle realtà del mondo associativo ed istituzionale cattolico ma anche della società civile. Tale appello si inserisce, rilanciandola, nella Campagna “#Italia Ripensaci”, che ha registrato una forte mobilitazione affinché il nostro Paese “ripensi” la propria posizione e ratifichi il Trattato di proibizione delle armi nucleari.

La Campagna peraltro ha visto Brescia in prima fila con l’adesione di 54 Enti Locali (tra cui Comune e Provincia di Brescia) e di 74 tra associazioni, gruppi e altre realtà del mondo cattolico e della società civile. L’appello continua a ricevere numerose adesioni sia in ambito cattolico che laico. “Nel mondo di oggi, dove milioni di famiglie e di bambini vivono in condizioni disumane, i soldi spesi e le fortune guadagnate per fabbricare, ammodernare, mantenere e vendere armi, sempre più distruttive, sono un attentato continuo che grida al cielo» (Papa Francesco, Hiroshima e Nagasaki, 2019). Nelle parole di papa Francesco a Hiroshima e Nagasaki rieccheggia l’ammonimento di Paolo VI il 4 ottobre 1965 all’Assemblea delle Nazioni Unite: “Mai più la guerra! Mai più la guerra! Lasciate cadere le armi dalle vostre mani. Non si può amare con le armi in pugno”. È questo il momento, anche alla luce delle drammaticità della pandemia in corso, finalmente, di smettere di celebrare (o anche solo tacere) armi e guerre! È invece ora di disonorare la guerra, inutile strage, avventura senza ritorno...

MAURO SCARONI 21 gen 13:28