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di REDAZIONE 10 apr 2026 11:54

Fra Albero di Antonio Gregolin

Continuano le iniziative della “Primavera culturale francescana”, dopo il successo dell’inaugurazione della mostra “SAIO”  con istallazioni dell’artista Laura Govoni. Sabato 11 aprile alle 17.30, presso il Salone “Fra Giacomo Bulgaro” del convento di San Francesco a Brescia, in Piazzetta San Francesco 3, si terrà la presentazione del volume “Fra Albero” del giornalista, artista e regista Antonio Gregolin (1968), vicentino, per la prima volta nella nostra città. Appassionato della natura e dei suoi aspetti lo scrittore alterna la sua attività di scrittura e divulgazione con la passione di guida naturalistica come una missione. L’autore sarà presentato da Fra Ottavio Carminati, referente delle attività culturali del convento cittadino. Il volume di Gregolin, edito per i tipi delle Edizioni Messaggero Padova, racconta le esperienze di omaggio alla natura e alla salvaguardia dell’ambiente e reca la presentazione del poeta Davide Rondoni (Presidente del Comitato nazionale per l’VIII centenario della morte di san Francesco). Le fotografie dello stesso autore arrischiscono la pubblicazione. Il volume non è un semplice trattato di botanica, né l’ennesimo commento teologico.

È, come lo definisce Gregolin, un “tappeto volante” che intreccia emozioni francescane, laiche e sociali per offrire “occhi nuovi” con cui guardare il Pianeta. Il riferimento è sempre il complesso e delicato rapporto tra essere umano e natura filtrato dall’esperienza di San Francesco e al suo testo del “Cantico delle creature”. Il titolo dell’opera gioca su un doppio binario simbolico tra «Fra» e «Albero». «Fra» è il saluto universale dei giovani, spesso ignari che quel prefisso appartenga proprio al Poverello di Assisi; «Albero» richiama gli esseri viventi più diffusi ma meno compresi della Terra.

Il libro conduce il lettore dentro una vera e propria cartografia arborea dello spirito, visitando i “monumenti vivi” legati alla tradizione francescana: il monumentale cipresso di Verucchio, custode del chiostro romagnolo; il millenario leccio dell'Eremo delle Carceri ad Assisi; il contorto faggio di Rivodutri, scultura vivente che la memoria popolare vuole come riparo del Santo. "Credo non serva un nuovo libro sul Cantico per salvare il Pianeta – ha spiegato l’autore –. Servono semmai occhi nuovi che ci permettano di vedere '’L'oltre che Francesco d’Assisi fu capace di vivere".


REDAZIONE 10 apr 2026 11:54