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Gerusalemme
di LUCIANO ZANARDINI 02 apr 11:25

Pizzaballa: Abbiamo bisogno di voi

“I Luoghi Santi – disse Paolo VI il 6 gennaio del 1964 di ritorno dal suo viaggio apostolico a Gerusalemme – parlano con spoglia eloquenza della vita di Gesù Cristo, delle sue sofferenze, del suo amore”. 55 anni, di Cologno al Serio, mons. Pierbattista Pizzaballa appartiene all’Ordine dei Frati minori. È in Terra Santa dall’ottobre del 1990. Nell’ottobre del 2020 è stato nominato Patriarca da papa Francesco. Il Patriarcato di Gerusalemme dei latini estende la sua giurisdizione sui fedeli cattolici di rito latino di Israele, Palestina, Giordania e Cipro.

In questo ultimo anno ci siamo riscoperti fragili. Nel cuore dell’uomo sono tornate le grandi domande sulla vita e sulla morte, su chi siamo... Cosa possiamo rispondere, alla luce del Vangelo, a queste domande legittime?

In questo ultimo anno non abbiamo fatto altro che contare i morti e i contagi. Siamo stati ostaggio non solo del virus ma della paura di essere contagiati. Siamo stati un po’ come i discepoli disorientati o come le donne che vanno al sepolcro e cercano di avere cura di un cadavere, ma trovano un sepolcro vuoto e una grande novità. Dobbiamo imparare dalla Pasqua non tanto a cercare di trovare qualcosa, perché qui abbiamo già tutto, ma ad avere uno sguardo nuovo, uno sguardo pasquale che nasce proprio dall’incontro con il risorto. Cosa c’è di più forte della morte? L’amore. La Pasqua non è soltanto la vittoria della vita sulla morte, ma soprattutto la vittoria dell’amore che vince la morte. Continueremo a morire; continueremo ad avere i segni della morte (la paura, le divisioni, le ingiustizie...), ma c’è anche qualcosa d’altro. La Pasqua è proprio la capacità di vedere oltre i segni della morte.

Nel Triduo Santo celebriamo il mistero della salvezza e ne facciamo esperienza. È qui che nasce la speranza cristiana, dono per tutti?

Cristo risorto è la nostra speranza. La resurrezione non si può spiegare, ma si incontra attraverso i testimoni e i segni (il sepolcro vuoto, i teli). I testimoni della resurrezione oggi sono coloro che, nonostante le paure, le divisioni e le ingiustizie, vivono creando occasioni di giustizia, di incontro e di accoglienza.

Che Pasqua è in Terra Santa senza fedeli e turisti? È corretto affermare che la presenza e la sopravvivenza dei cristiani in Terra Santa oggi è legata al turismo: le entrate che produce finanziano le attività sociali e pastorali svolte dalle istituzioni cristiane attraverso parrocchie, santuari, scuole e case di cura?

Vivremo la Pasqua in maniera strana perché nella nostra Diocesi ci sono tre regioni diverse: in Israele sarà quasi completamente aperto; in Palestina e in Giordania la situazione è drammatica e non sono arrivati i vaccini. La mancanza di pellegrini renderà le nostre liturgie più ridotte come numeri. Mancherà la componente universale della nostra Chiesa. La mancanza di pellegrini ha di fatto creato molti disoccupati. Paradossalmente il 2021 ci sembra più difficile perché le riserve delle famiglie sono finite. Siamo sotto pressione anche come Chiesa perché le richieste umanitarie, soprattutto nella zona di Betlemme, sono tantissime.

Qual è la situazione sociale/politica dei territori che hanno visto la nascita, la morte e resurrezione di Gesù? A Gerusalemme, ha scritto Erri De Luca, c’è un concentrato di nervi del mondo e da lì si irradiano altrove conflitti più grandi.

È vero, ma molte delle tensioni sono confluite dal resto del mondo. Gerusalemme è un po’ il cuore della vita del mondo. Israele ha un welfare che ha resistito, mentre in Palestina non c’è lo stato sociale, non c’è un minimo di assistenza sociale per chi ha perso il lavoro. Dentro questa situazione drammatica è cresciuta molto la solidarietà locale. La situazione politica è caotica: in Israele abbiamo avuto le quarte votazioni in due anni, ma non c’è un vincitore certo; in Palestina non si vota, invece, da più di 10 anni, adesso sono state annunciate per maggio. In Palestina il partito maggioritario (Al Fatah) perde consensi per la corruzione, mentre Hamas è in ribasso perché la Striscia di Gaza sta affondando dal punto di vista umanitario. Attendiamo ancora di vedere con maggiore solidità i segni della risurrezione.

La recente visita del Papa in Iraq è stata un gesto di vicinanza a un popolo che ha a lungo sofferto. I cristiani a seguito delle guerre e delle tensioni hanno lasciato e stanno lasciando il Medio Oriente. Quali sono le conseguenze?

Sono drammatiche. In Iraq, 30 anni fa prima della guerra del Golfo, i cristiani erano due milioni, oggi sono meno di 500mila; lo stesso è successo in Siria. La visita del Papa è stato un gesto coraggioso che non ha cambiato nulla nelle prospettive, ma è cambiato tutto nella fiducia della popolazione. Il primo passo per cambiare le cose è credere di poterlo fare. Nulla è impossibile per chi ha fede. I cristiani in Medio Oriente hanno bisogno di soldi, di lavoro, di stabilità politica e hanno bisogno di non sentirsi soli. Il gesto del Papa è stato molto importante, perché è andato nella terra più ferita tra guerre e divisioni fratricide con interessi internazionali che tutti conosciamo e ha messo il dito in quella piaga.

Il triduo pasquale è il cuore dell’anno liturgico. Ma noi, come i pellegrini, siamo chiamati a essere sempre in cammino. E lungo il nostro cammino, a volte difficile, troviamo molte persone che hanno bisogno di noi, di una mano e di una parola di conforto. Possiamo dire con la Lettera ai Galati che la fede opera attraverso l’amore.

Fede, speranza e carità vanno insieme. San Giacomo dice mostrami le tue opere, la tua carità, il tuo amore e io capirò la tua fede. La fede, che è un incontro con Cristo cioè una relazione, deve produrre un’azione e la carità è il cuore dell’azione.

LUCIANO ZANARDINI 02 apr 11:25