Ambasciatori di pace, costruttori di fraternità
Nino, Dario, Bobo e Giulio, sono una squadra di quattro amici da lunga data, membri volontari dell’Associazione SFERA - Gennaro Franceschetti, ODV di Brescia, che andranno nella Repubblica Democratica del Congo dal 4 ottobre al 6 novembre prossimi, impegnando 34 giorni della loro vita in missione. Andranno a lavorare a Maison de Paix, il villaggio dell’educazione che è attivo ed è in via di sviluppo a Kikwit, nel sud ovest del grande paese africano. Per Dario Ricaldone e Domenico Scalvini (detto Nino) si tratta della sesta volta, per Gianfranco Reboldi (detto Bobo) la terza e per Giulio Aradori la seconda, dopo la spedizione di due anni fa. Abbiamo chiesto loro perché andare, e ritornare, in missione in una nazione così difficile e problematica come la Repubblica Democratica del Congo. “Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato”, afferma Giulio, citando alcune delle ultime parole del testamento di Baden Powell. Si è scout per tutta la vita e quando serve questa esperienza riaffiora sempre, così come anche per Nino e Bobo, anche loro ormai nonni, ma che provengono da quel percorso formativo. “Quel che ho vissuto nella precedente spedizione mi ha procurato sentimenti così forti che non riesco quasi a parlarne. Mi ricordo quando ho visto i bambini venire a scuola portando con loro un machete. La mia grande sorpresa fu quando mi hanno spiegato che serviva loro sia per eventuale difesa personale che per procurarsi del cibo lungo la strada…ho capito così che l’Africa non si spiega, si vive. Se portassimo molti giovani in missione, a sperimentare quel che viviamo lì, tornerebbero a casa completamente diversi, sicuramente migliori”.
Per queste ragioni Giulio, falegname mobiliere in pensione, si dedicherà alla formazione nella scuola professionale di falegnameria che ha contribuito ad attivare due anni fa, installando e mettendo in funzione anche nuove macchine. appena spedite via container. Prosegue Bobo: “A chi mi chiede, ma chi te lo fa fare?" o "Non hai già dato abbastanza?", rispondo che la cooperazione non è un gettone da spendere una volta per mettersi la coscienza in pace. È una scelta di continuità. Tornare per la terza volta significa dare concretezza a una promessa e far funzionare le cose nel tempo. Ecco perché ho deciso di rimboccarmi le maniche ancora una volta. Si tratta di portare la luce dove si costruisce il futuro. In questa missione l'obiettivo è chiarissimo e molto pratico: installeremo nuovi impianti fotovoltaici e ci occuperemo della manutenzione di quelli già esistenti. Nei contesti in cui operiamo, l'energia solare non è una scelta ecologica di tendenza, ma l'unica via per garantire i diritti fondamentali. Il nostro lavoro darà energia elettrica stabile alle scuole materne e primarie. Significa permettere ai bambini di studiare con una luce adeguata, di utilizzare strumenti didattici moderni e di vivere la scuola come un luogo sicuro e accogliente. Portare l'energia in una scuola significa, letteralmente, accendere il futuro di una comunità.
Nino aggiunge: “So che, tornando, ritroverò amici africani, che mi stanno aspettando. Amici che non pretendono nulla, ma che sanno attendere con grande pazienza il tuo ritorno, che non ti fanno sentire in colpa per il tempo trascorso, ma ti accolgono come se ci fossimo lasciati appena ieri. Comunichiamo spesso con loro anche tra una spedizione e l’altra. La cosa più bella è far sentire loro che non li abbiamo abbandonati e dimenticati, ma che continuano a essere presenti nel nostro cuore. È davvero difficile trovare le parole per esprimere ciò che si prova e ciò che si vive durante una missione. Questa esperienza, ormai di vari anni, mi ha reso più responsabile e mi ha fatto comprendere che la nostra vita, oggi, può diventare testimonianza, perché il Signore non si stanca mai di rinnovare il cuore di chi continua a fidarsi di Lui. Gesù ci ricorda che ogni gesto di cura, di vicinanza e di attenzione può fare breccia nel cuore degli altri. Per questo ognuno di noi è missionario. Dario ricorda: “A me è bastato vedere le foto di coloro che erano stati in missione prima di noi…il cuore ha fatto il resto. Prima di smettere, causa l’età, spero di poter trasferire ai più giovani di noi, lo spirito che ci ha animati fino ad oggi, il futuro del mondo è nelle loro mani!”.
(Foto © Sfera)