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di RAFFAELLA FALCO 17 dic 2025 15:57

5 donne alla culla di Gesù

La storia non mente. Il sangue non mente. E anche quest’anno il Bambino che nasce ce lo ricorda. È scritto in una delle pagine dei Vangeli che preparano la sua nascita, quel lungo elenco di nomi impronunciabili (per noi italiani), che non ci dicono proprio niente. In realtà, nella concezione biblica le genealogie raccontano la fedeltà di Dio che, di generazione in generazione, realizza le Sue promesse. Da qui la conseguenza – e non è poco per un figlio di Dio! – che Gesù non viene fuori dal nulla, ma da una storia che lo precede. Se poi, in un mondo maschilista (come quello di 2000 anni fa!), in cui le genealogie, in genere, riportavano la trasmissione della generazione di padre in figlio, tra questi nomi troviamo anche quelli di cinque donne, per di più straniere, allora non abbiamo più paura, noi donne, di essere escluse, tagliate fuori dai processi decisionali, da certi ruoli e ministeri, perché Dio, il Dio di tutti, è da sempre più avanti, mille volte più avanti, dei nostri tempi che arrancano, portandosi dietro tradizioni e certezze teologiche, che pesano più del rischio di una novità che potrebbe destabilizzare, ma, chissà, anche sorprendere…

Ma torniamo a Tamar cananea, Racab prostituta di Gerico, Rut moabita, Betsabea moglie di un ittita e Maria che, “oltre a essere galilea e vergine, è madre di un figlio ‘generato’ da Dio” (Virgili Rosanna, “Il padre”, San Paolo, 2025), più straniera di così! Sono loro – e non le grandi matriarche Sara, Rebecca, Lia e Rachele – le donne che troviamo alla culla di Gesù. Se si va a vedere la loro storia, si scopre che, oltre che straniere, sono pagane, incestuose, prostitute, adultere, risposate e conviventi. Non si salva neppure Maria, che è una ragazza madre! Manca qualcosa? Sì, perché tutto ciò è compiuto, ovviamente, con uomini altrettanto peccatori, alcuni addirittura omicidi. Che cosa può dirci la presenza di queste donne in uno dei testi evangelici del Natale? Provo a rispondere con la mia piccola esperienza. Un giorno, in cui mi pesavano particolarmente i miei limiti e mi dimenticavo dei miei doni, un versetto biblico ha portato luce nel mio buio esistenziale: “Un corpo mi hai preparato” (Eb 10, 5). Come una folgore, ho improvvisamente visualizzato i miei antenati, a partire dai miei genitori, fin dove riuscivo ad arrivare. Quelle cellule, che mi sono state trasmesse, oggi sono il mio corpo. Inutile protestare. In ciò che sono, opera la grazia di Dio. Non altrove. È troppo immaginare che i cromosomi di queste donne possano rivelare alcune delle caratteristiche del Messia? Conoscendo il futuro della storia, mi pare di no.

RAFFAELLA FALCO 17 dic 2025 15:57