Orpelli burocratici
Anno nuovo, discorsi vecchi. Il Presidente della Repubblica, nel messaggio di fine anno, richiamava la necessità di custodire i valori fondativi della convivenza civile. Qualche giorno fa, davanti a lui, il Presidente del Consiglio Nazionale Forense (Avv. Francesco Greco) è intervenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario dichiarando che gli avvocati sono pronti ad impegnarsi nel campo della giustizia, della tutela dei diritti, ovunque saranno chiamati, con spirito collaborativo, proponendo alla magistratura un “patto per la giustizia”, impegno comune nella ricerca delle soluzioni dei noti problemi. Sua è la frase: “La giustizia misura la qualità della democrazia e tutti abbiamo il dovere di adoperaci per migliorarla”. Il primo tema è quello delle recenti riforme: non basta effettuarle, esse devono rispettare il valore fondamentali della persona. La giustizia deve essere certamente più accessibile, moderna ed efficiente, ma i diritti fondamentali non possono essere compressi in nome della rapidità che – a quanto pare – sembra essere stato l’unico criterio di riferimento delle riforme. Il processo civile, e anche quello penale in fase di appello, paiono trasformati in adempimenti burocratici nei quali il diritto al contraddittorio (cioè il diritto a consentire la difesa su ogni aspetto del processo) risulta ridotto, a svantaggio del cittadino. Secondo il presidente Greco, la riforma Cartabia ha svilito la funzione dell’avvocato, difensore delle persone. In questo senso, è solo parziale la soddisfazione conseguente all’inserimento degli avvocati nell’ufficio legislativo del Ministero della Giustizia (organismo pubblico), il che garantisce più voce a favore degli avvocati, e quindi del cittadino, anche nel processo di creazione delle leggi. Non sono stati ignorati riferimenti alla legge sull’intelligenza artificiale. Un forte richiamo è stato fatto alla tutela degli ultimi e alle norme fiscali che ingiustamente danneggiano gli avvocati difensori degli indigenti attraverso il patrocinio a spese dello Stato. Si verifica l’assurdo per il quale, in questo settore delicato a favore dei poveri, gli avvocati, che da sempre sono ricompensati dallo Stato in forma ridotta e con anni di ritardo, possono essere sanzionati fiscalmente dallo stesso Stato per tasse non versate, su quei compensi non ancora incassati (per ritardo dello Stato!), mettendosi in crisi la difesa degli indigenti. E poi la sicurezza sul lavoro, la situazione delle carceri, il diritto internazionale e la crisi globale, tutti temi dei quali parliamo spesso su queste pagine, che ritornano sempre in attesa di soluzione adeguata, lontana dall’arrivare.