AI e fiducia
Ho letto, nei giorni scorsi, un post su Linkedin del professor Elio Borgonovi, amico e stimato docente universitario ed esperto di management in sanità, in relazione all’uso, a mio parere rischioso, dell’intelligenza artificiale come surrogato della professionalità umana, laddove, Elio ricorda, negli Usa oltre l’80% della popolazione “abbandona persino le terapie dopo aver letto i responsi online”. Il tema focale è e rimane uno, cioè la fiducia come leva di posizionamento nelle scelte e dell’utilizzo, del ruolo e del significato dell’AI nelle organizzazioni che curano la nostra salute. Ci fidiamo di uomini professionisti o decidiamo di delegare conoscenze e soluzioni all’AI? È anche un tema di limite, fiducia e significato che attribuiamo all’innovazione, che galoppa nel tempo come è giusto che sia, e di fiducia negli uomini. E tale prospettiva di riflessione vale per ogni contesto imprenditoriale, che eroghi ogni tipo di servizio o che produca ogni tipo di bene.
Al centro dell’attenzione, in ogni impresa, è il binomio AI-fiducia, cioè strumento-uomo: da un lato, l’innegabile evidenza innovativa di uno strumento, dall’altro, il suo utilizzo da parte dell’uomo e il limite entro il quale ci posizioniamo. Perchè il troppo va gestito o rischia di stroppiare e l’unico regista, capace di bilanciare l’uso di uno strumento, di governarne l’utilizzo, è il suo utilizzatore, cioè l’uomo. La tecnologia integra o sostituisce? Crediamo nei professionisti, diamo loro fiducia e credibilità e li riteniamo capaci di creatività e guizzo imprenditoriale o deleghiamo in toto a uno strumento?
La risposta sta a mio avviso nel senso che si attribuisce a ciò che si fa e alla misura, al peso, allo spazio che si vuole dare a uno strumento, il quale rimane a servizio del raggiungimento degli obietti di impresa ed ha una portata amplificatrice e di accelerazione di processi importante, ma è uno strumento, come lo erano i primi dirompenti pc negli anni ’70 e i primi timidi cellulari negli anni ’90 o ogni altro software o strumento che si voglia usare. Dare fiducia all’uomo significa riconoscere credibilità ai professionisti nelle imprese e crederli innovatori e generatori di sviluppo e prospettiva, pionieri capaci di profezia, persino. Dare fiducia all’AI significa riconoscere l’importanza di uno strumento che supporta, sostiene lo sviluppo d’impresa, ma non sostituisce l’uomo, si integra piuttosto nelle attività imprenditoriali, snellisce i tempi, aiuta nell’accelerare lo sviluppo: il perché e come facciamo impresa, il dove vogliamo andare è in mano all’uomo.
(Foto AFP/SIR)