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di GIORGIO BERETTA 16 set 2026 15:04

Armi legali e omicidi in famiglia

L’orribile femminicidio di Lorena Isceri (45 anni), uccisa dall’ex fidanzato Federico Vella (36 anni) che l’ha scaraventata, legata e ancora viva, dal viadotto dell’Autostrada del Sole a Barberino di Mugello, per poi togliersi la vita gettandosi nel vuoto, ha portato nuovamente a interrogarsi sulla piaga dei femminicidi, ma ha, involontariamente, oscurato altri tre omicidi-suicidi familiari accaduti ai primi di settembre. Ad Apice, nel Beneventano, Gianni Licciardi (65 anni) ha ucciso a colpi di pistola i due fratelli, Franco (61 anni) e Donato (56 anni), per poi rivolgere l’arma, regolarmente detenuta, contro se stesso. Erano titolari del ristorante dove si è compiuto il crimine e il movente starebbe nei contrasti nella gestione delle attività. Il giorno prima a Pietralata (Roma), tre persone dello stesso nucleo familiare sono state ritrovate morte in casa: il marito, Luca Abbasciano (42 anni), sua moglie,Valentina Pambianco (41 anni), e la loro bambina, Bianca (5 anni), affetta da paralisi dalla nascita. Tutti i corpi presentavano ferite da arma da fuoco. Nella casa è stata ritrovata una pistola legalmente detenuta dall’uomo. Il 3 settembre, a Finale Ligure, il 60enne Daniele Baruzzo avrebbe sparato con la sua pistola, detenuta con porto d’armi per “uso sportivo”, alla moglie Paola Siri (60 anni) e al figlio 15enne Mattia, mentre dormivano per poi rivolgere l’arma contro di sé. Tra le possibili ragioni le difficoltà familiari che l’uomo viveva da tempo. I due casi in cui tra le vittime vi sono dei minorenni sono stati oggetto di commenti sulle difficili condizioni familiari e le carenze nell’assistenza da parte dei servizi sociali. Tutto vero. Ma in proposito va anzitutto ribadito un principio: a nessuno, in nessuna circostanza, è permesso togliere la vita a un’altra persona.

La comprensione umana e la pietà cristiana non devono mai diventare motivo per giustificare un omicidio, men che meno di familiari minorenni o di persone con disabilità. È venuto il momento anche per la politica di interrogarsi seriamente sulle regole che permettono il possesso legale di un’arma anche in situazioni di forte vulnerabilità familiare. Detenere un’arma da fuoco è, infatti, un elemento psicologico di particolare rilevanza nell’ideazione e nella progettazione di questi omicidi-suicidi. E le norme attuali non permettono alle autorità di pubblica sicurezza che rilasciano la licenza di conoscere e valutare le criticità della situazione familiare. Per questo, è urgente predisporre un canale riservato di comunicazione tra medici di base, Asl e questure. Se non ora, quando?




(Foto Opal)

GIORGIO BERETTA 16 set 2026 15:04