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di SAVIO GIRELLI 16 feb 10:42

Briciole di pane

Trovo assai opportuna la scelta di quei sacerdoti che preferiscono spezzare il pane sull’altare, anziché usare le “particole” confezionate in anticipo rispetto alla frazione del pane, e spesso già consacrate e semplicemente distribuite, al momento del rito di comunione

“…Prese il pane, rese grazie, lo spezzò…”. Immagino che ricordiamo tutti le parole di Gesù, quando durante l’ultima cena istituì l’eucarestia, spezzando il pane. O ancora, l’episodio narrato da Luca, quando i discepoli di Emmaus, riconobbero Gesù allo spezzar del pane. È proprio riflettendo su questo “spezzare il pane” che trovo assai opportuna la scelta di quei sacerdoti che preferiscono spezzare il pane sull’altare, anziché usare le “particole” confezionate in anticipo rispetto alla frazione del pane, e spesso già consacrate e semplicemente distribuite, al momento del rito di comunione. Per carità, non si vuole mettere in dubbio la presenza reale di Cristo anche nelle particole rotonde. Ma il segno, come l’azione simbolico-rituale, non è solo una via di comunicazione o, prima ancora, un momento o una componente dell’atto conoscitivo; è molto di più, è un nutrimento, sosteneva il compianto teologo gesuita Saverio Corradino.

L’azione rituale della frazione del pane, non solo evoca e ripresenta “qui ed ora”, l’azione compiuta da Gesù e dai suoi discepoli, ma preserva da una possibile deriva individualistica - sviluppatasi dal XVI secolo - a vantaggio di una sobria ma essenziale esperienza del rapporto tra il Signore e la sua Chiesa. Egli la incontra come quella “pienezza” che è data a ciascuno per mediazione della comunità. Ognuno riceve il corpo di Cristo non semplicemente in modo “diretto”, ma “attraverso la Chiesa”. Per questo l’unico pane viene spezzato, e offerto “come frammento” ad ogni singolo, che può riconoscere il corpo di Cristo nel Signore e nella Chiesa.

Chiaramente, non basta confezionare particole non più rotonde, ma sagomate, alla maniera delle tessere di un mosaico. Occorre invece arrivare a realizzare i frammenti/particole mediante la frazione del pane per restituire la giusta importanza alle azioni, ai linguaggi simbolici e alle sequenze rituali, non solo per rispetto della testimonianza evangelica, ma per favorire il fedele a quella partecipazione attiva, tanto cara ai Padri Conciliari. Certamente, la “partecipazione più perfetta” indicata dallo stesso documento magisteriale, si realizza mediante la “comunione sotto le due specie” (SC 55). Tuttavia, benché non si tratti di una semplice raccomandazione pastorale, ma di una parte integrante della Costituzione sulla liturgia, dopo 50 anni, rimane ancora un nodo insoluto, quasi un ideale, al quale però non dobbiamo rinunciare.

SAVIO GIRELLI 16 feb 10:42