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di LUCIANO ZANARDINI 23 mar 2023 10:08

C'era una volta la politica?

C’era una volta la politica. Il titolo del libro del senatore Pier Ferdinando Casini offre, rileggendo gli ultimi 40 anni, spunti di riflessione sull’oggi. Il racconto è il punto di vista dell’autore e non vuole essere un testo di storia. Sì, perché, nel tratteggiare o nel citare in poche righe alcune persone che hanno segnato la storia repubblicana, emergono anche le simpatie e le antipatie di “Pierfurby” (così come venne definito dal presidente Cossiga).

E questo è il limite principale di un volume piacevole e scorrevole dove si scopre (è la parte migliore) la vocazione internazionale di Casini. Osservandolo all’interno delle ben riuscite serate di “Castenedolo Incontra” ti assale la nostalgia per una cultura politica che era l’elogio della moderazione, oggi da taluni vituperata o da altri sbandierata senza particolari meriti. Sulla scena parlamentare spiccano due leader dal carattere forte. La prima (Giorgia Meloni) si è guadagnata alle elezioni la guida del Paese. La seconda (Elly Schlein) ha assunto la guida del Partito Democratico attraverso le Primarie.

Per certi versi sono simili. Gridano, urlano le loro idee: il primo intervento incalzante e appassionato in aula della neosegretaria del Pd non è poi così distante dallo stile di Meloni, oggi costretta a trattenersi in virtù del ruolo istituzionale. E forse anche per questo piacciono a buona parte degli italiani. Spostano l’asse delle rispettive coalizioni a destra e a sinistra. Devono saper praticare l’arte dell’ascolto, ma non è facile quando si gode di un certo consenso, per non deragliare alla prima curva. Schlein, che aveva esordito con la frase “sarò il segretario di tutti”, è scesa subito in piazza a Milano come paladina dei diritti Lgbtq+ e delle famiglie omogenitoriali (quando i genitori sono dello stesso sesso). Il riconoscimento dei bambini non deve far passare sotto traccia il percorso della maternità surrogata vietato in Italia e in altri Paesi tra cui la Francia e la Germania.

All’interno del Pd alcuni tra cui Silvia Costa e Stefano Lepri hanno chiesto una presa di distanza netta sulla mercificazione della vita delle persone che risponde a due requisiti: l’acquirente non indigente e la gestante che, per una povertà culturale e materiale, mette a disposizione il suo corpo per nove mesi. Per non entrare nelle implicazioni psicologiche che solo una madre che dà alla luce un figlio può comprendere. Da “l’utero è mio e lo gestisco io” all’“utero è mio e lo affitto io” il confine è labile. Troppo. E il silenzio assordante delle femministe a tempo pieno non fa altro che avallare una pratica che lede la dignità della donna.

Meloni in aula è tornata, invece, sul tema caldo delle migrazioni, affermando che “prima di ogni ipotetico diritto a emigrare, ogni essere umano ha il diritto a non essere costretto a migrare in cerca di una vita migliore. È esattamente l’aspetto che Europa e Occidente in questi anni hanno colpevolmente trascurato”. Dimentica quanto fatto, in silenzio e lontano dai riflettori, dalla cooperazione e, perché no, dal mondo missionario nell’ambito educativo e sanitario. Le migrazioni (forzate o economiche) sono un fenomeno inarrestabile. “Il diritto della persona ad emigrare è iscritto tra i diritti umani fondamentali, con facoltà per ciascuno di stabilirsi dove crede più opportuno per una migliore realizzazione delle sue capacità e aspirazioni e dei suoi progetti”. Così scriveva Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata del migrante e del rifugiato del 2013, citando la Gaudium et spes al numero 65. Non serve aggiungere altro.

LUCIANO ZANARDINI 23 mar 2023 10:08