Caffaro, il futuro è qui
La demolizione dell’edificio Caffaro ha segnato un passaggio che in Lombardia si attendeva da anni. Non un gesto simbolico, ma la prova che la bonifica è finalmente diventata un fatto. E per questo risultato la Regione è stata protagonista: qui contano i fatti più dei discorsi, e la Regione c’è stata. Tre anni fa, all’inizio della legislatura, il presidente Fontana mi affidò un incarico preciso: affrontare le bonifiche senza più rinvii. Nei primi cento giorni abbiamo ottenuto dal Ministero dell’Ambiente i 20 milioni necessari per far partire l’appalto che ha permesso di arrivare alla demolizione. Da allora la Regione ha scelto una linea netta: lavorare, decidere e procedere. L’interruzione delle immissioni di nuovi inquinanti, dal luglio 2023, ha permesso di concentrare ogni energia sul risanamento del passato. Le demolizioni sono il primo passo indispensabile: togliere la sorgente dell’inquinamento è l’unico modo per avviare la stabilizzazione ambientale che Brescia attende da decenni. È un lavoro complesso, ma finalmente concreto. Questa fase della bonifica avrà un valore complessivo di circa 70 milioni di euro, a conferma della portata dell’intervento.
Senza giri di parole va ricordato anche chi ha reso possibile questo risultato: tutto il sistema regionale, Arpa, Ats, Ersaf, il lavoro del commissario Fasano, con il contributo di Provincia e certamente il Comune. Ognuno ha portato competenze e responsabilità, passando dalle parole ai fatti. È grazie a questo lavoro che oggi utilizziamo tecnologie tra le più innovative in Italia e in Europa: un approccio che molti territori osservano con attenzione, perché rappresenta un modello nuovo per affrontare contaminazioni storiche. Parallelamente continuiamo a guardare alla salute delle persone. Monitoriamo le aree agricole e abbiamo approvato in Giunta il Piano di screening per i SIN lombardi, tra cui vi è Caffaro, che coinvolgerà soprattutto i più giovani e restituirà a ciascuno i propri risultati in totale trasparenza. Perché la bonifica non riguarda solo un’area industriale: riguarda la vita quotidiana di chi vive e lavora qui. L’appalto si concluderà nel 2030. È un orizzonte che obbliga tutti a pensare a cosa sarà Brescia tra quattro anni: una città che inizierà a liberarsi della sua eredità più pesante, con un intervento che farà scuola a livello nazionale ed europeo. Non celebriamo un traguardo, ma l’inizio di una fase diversa. La Regione ha scelto di esserci, con decisione e concretezza.
(Foto Comune di Brescia)