Se la fiducia del cuore fosse all’inizio di tutto
Fanno riflettere le tre parole scelte dal Vescovo per l’omelia alla città nella festa dei santi patroni: empatia, fiducia e collaborazione. Se l’empatia si radica nella capacità di farsi carico dell’altro, di chi riconosciamo come diverso, ma scegliamo di trattare come se non lo fosse, allora potremmo tentare di accostare questa parola alla più prosaica equità. Essa è sì una scelta personale, ma anche politica, che si misura nelle norme che una civile convivenza adotta. L’equità come l’empatia nascono dall’evidenza, che la diversità è un dato di fatto, ma anche una ricchezza. La diversità è fondamentale in natura e negli ecosistemi, così come per gli esseri umani. Negarlo non è solo sbagliato, è semplicemente assurdo. Vi è anche una dimensione della conoscenza legata all’empatia. Un sapere empatico non è meno nobile di uno logico-formale. Esso si coltiva e si esprime anche senza una formazione superiore. È la capacità di una madre o un padre, fisico o spirituale, di comprendere l’altro. È un sapere non dimostrabile, ma vero. Tuttavia, riconoscere la diversità non significa ancora avere fiducia. Un diverso “distante” non fa problema, ma affidarsi ad un diverso “vicino” è difficile, anche perché la fiducia può essere tradita. Vorrei darne una lettura a partire dalla condizione giovanile.
Quanti traumi sono legati alla mancanza di fiducia tra genitori e figli, tra educatori e coloro che sono loro affidati, tra le istituzioni e coloro che si accostano esitanti alla dimensione pubblica del vivere. Se fidarsi in una dimensione religiosa significa affidarsi a chi si riconosce più grande di noi (che già non è facile), fidarsi di un proprio simile significa mettere qualcosa della propria vita nelle mani di un essere fragile come noi. Ma la fiducia agisce in due direzioni: chi sa fidarsi vive una dimensione di profonda serenità, chi è oggetto di fiducia semplicemente è messo nella condizione di poter crescere. Non è forse la fiducia che manca ai nostri giovani? La fiducia nel futuro, ma anche la fiducia interpersonale, in un mondo in cui le scelte sono ancora dominate da una popolazione sempre più vecchia? Empatia e fiducia sono dunque qualcosa di più dell’equità: parafrasando Verna Myers, potremmo dire che fiducia non significa solo invitare qualcuno a una festa, ma invitarlo a ballare!