Che cosa significa difesa della Patria?
Nei giorni del ricordo delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, le Acli bresciane, oltre ad aderire come ogni anno alle iniziative organizzate sul territorio, colgono l’occasione per rilanciare la campagna in favore della legge di iniziativa popolare “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta”, che punta a raccogliere almeno 50mila firme entro il 15 settembre.
Promossa da “Rete italiana pace e disarmo”, “Conferenza nazionale degli enti di servizio civile (Cnesc)” e “Sbilanciamoci!”, la legge proposta attraverso l’iniziativa popolare ha l’obiettivo di dare piena attuazione agli articoli 11 e 52 della Costituzione per cui “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” e “la difesa della patria è sacro dovere del cittadino”. È il concetto di difesa che le Acli, nel solco tracciato dalla campagna, pongono al centro della riflessione: che cosa significa “difesa della patria”? Significa imbracciare le armi in un momento di minaccia di invasione o di guerra, oppure significa difendere i diritti, la vita, il futuro di chi abita, vive, costruisce questa patria? Significa attaccare e annientare un “nemico” o difendere le istituzioni democratiche, la Costituzione e i suoi valori fondamentali?
Le risposte a questi interrogativi si trovano nei quattro pilastri che sorreggono la proposta di legge: potenziamento del servizio civile come istituto di difesa civile della Patria; l’istituzione dei corpi civili di pace, formati da personale preparato a intervenire nelle aree di crisi prima dell’escalation militare; rafforzamento della protezione civile come strumento di difesa del territorio dalla devastazione ambientale e climatica; creazione di un istituto di ricerca per la pace e il disarmo. Il tutto finanziato da un fondo pluriennale stabile e dalla possibilità per cittadine e cittadini di destinare il 6 per mille dell’Irpef a queste attività.
Le Acli invitano, quindi, a sostenere materialmente l’iniziativa: è possibile firmare online sulla piattaforma istituzionale del Ministero della Giustizia, con Spid o Cie; una volta raggiunta la soglia delle 50mila sottoscrizioni, la strada sarà quella di chiamare in causa il Senato e le sue Commissioni Affari istituzionali e Affari esteri e Difesa. Questo semplice gesto, tuttavia, non può bastare: serve un cambio di passo, perché il contesto, anche di queste settimane estive, è sempre più di guerra globale. Occorre uscire dalla logica della guerra che è, e resta, un crimine contro l’umanità e contro il creato, che non risolve i problemi, anzi, li acuisce. Occorre cambiare prospettiva, disarmare i cuori, allenarli all’attenzione verso l’altro e l’altra, verso ogni creatura. Occorre formare alla pace, curando relazioni di giustizia e solidarietà, attraverso gesti gentili e azioni comunitarie.
Occorre scegliere tra una pace armata o una pace disarmata e disarmante. Su questa strada corrono e pedalano le Acli bresciane, con le tante iniziative che propongono durante tutto l’anno e ogni anno, come il progetto “Per...corri la pace”, che coinvolge persone giovani e meno giovani e che, tra un mese, sarà sulle strade della Francia, da Parigi a Bruxelles, dopo aver accompagnato, a maggio, studentesse e studenti di alcune scuole bresciane verso Gorizia-Nova Gorica.
Questo e tanti altri sono i percorsi che le Acli intraprendono, nella convinzione che, in un tempo in cui la guerra è tornata a essere strumento ordinario di politica, l’insicurezza diventata identità, la paura consenso e la forza del diritto sostituita dal diritto alla forza, la pace non sia una parentesi tra due conflitti, né un semplice auspicio morale. La pace è un progetto politico, culturale e civile e, prima ancora, un’esperienza democratica che ci porta, con papa Leone, a essere “presenti dentro la pasta della storia come lievito di unità, di comunione, di fraternità”.