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di LUCIANO ZANARDINI 29 lug 2026 11:54

Che fine ha fatto il sistema preventivo?

“Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne”. Così la premier Giorgia Meloni ha presentato il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri sulla giustizia Minorile. Pensare di giudicare gli adolescenti con gli stessi strumenti giuridici degli adulti non ha un fondamento pedagogico. Se pensiamo che reprimere sia la strada da intraprendere, dobbiamo anche chiederci come e dove far scontare le pene. Mancano gli Istituti di pena per minori. O come nel caso del Beccaria sono sovraffollati. Occorre migliorare le strutture, ma forse, come ha ricordato recentemente l’Arcivescovo di Milano, mons. Delpini, è ancor più necessario cambiare sguardo, perché spesso è la società a non voler guardare al carcere, specie minorile. Sono venute meno, perché sempre meno sostenibili, le comunità di accoglienza.

“Responsabilizzare un adolescente non significa semplicemente punire, ma accompagnarlo a comprendere il senso del limite e offrirgli percorsi di consapevolezza, riparazione e reinserimento”. È la posizione espressa da don Francesco Preite, presidente nazionale di “Salesiani per il sociale”, in merito al disegno di legge che interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa di imputabilità per i minori tra i 14 e i 18 anni. L’associazione richiama l’attenzione sulla specificità della giustizia minorile, evidenziando come le risposte pubbliche debbano essere “efficaci ed equilibrate”, capaci di intervenire non solo sulle conseguenze dei reati ma anche sulle condizioni che li generano. Il rischio è che una modifica apparentemente tecnica finisca per considerare il minorenne “come un adulto in forma ridotta”, compromettendo la vocazione educativa della giustizia minorile. È opportuno riprendere il sistema preventivo di Don Bosco, fondato sulla capacità di leggere il comportamento dei giovani alla luce della loro storia personale, delle fragilità familiari, del contesto sociale e delle opportunità educative ricevute.

“Nelle comunità educative, negli oratori e nei servizi territoriali incontriamo ogni giorno storie segnate da povertà educativa, marginalità, solitudine e assenza di prospettive”, osserva l’organizzazione, sottolineando come relazioni educative stabili, formazione professionale, accompagnamento personalizzato e sostegno alle famiglie rappresentino strumenti decisivi per prevenire e interrompere percorsi di devianza. L’auspicio è che il confronto parlamentare possa valorizzare il contributo di magistrati minorili, educatori, assistenti sociali, famiglie e Terzo settore e che l’impegno del Governo si traduca in politiche strutturali a sostegno della prevenzione educativa. “La domanda non è soltanto come intervenire dopo un reato, ma come evitare che un ragazzo arrivi a commetterlo”, conclude don Preite.

(Foto Presidenza del Consiglio dei ministri)

LUCIANO ZANARDINI 29 lug 2026 11:54