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di FABIO SCOZZESI 26 apr 10:21

Democrazia e gioco

La dipendenza da gioco d’azzardo compulsivo è molto democratica: colpisce equamente in maniera trasversale da destra a sinistra: l’impiegato e la casalinga, il pensionato e lo studente, come pure il titolare di impresa e il professionista. Un commento dopo la sentenza del Tar

Alla pubblicazione della delibera del Sindaco di Brescia che limitava di sei ore giornaliere gli orari di accensione nei locali pubblici degli apparecchi di intrattenimento e gioco con vincite in denaro, ho letto i vari commenti apparsi sulla stampa. Poi li ho comparati con quelli, soddisfatti, seguiti alla sentenza di annullamento della delibera da parte della Sezione di Brescia del Tar. Mi è tornato alla mente il giochino di Giorgio Gaber: il gioco d’azzardo è di destra o di sinistra? E la delibera del Sindaco era di destra o di sinistra? Penso sia più corretto porsi la domanda in questi termini: era dovere del Sindaco di Brescia, come di moltissimi altri sindaci, tutelare la salute dei cittadini dal rischio di dipendenza patologica da gioco d’azzardo, e quindi agire di conseguenza, vista la crescente disponibilità dell’offerta di gioco d’azzardo, nelle sue moltissime varianti? Personalmente ritengo di sì, oltre ad affermare che la dipendenza da gioco d’azzardo compulsivo è molto democratica: colpisce equamente in maniera trasversale da destra a sinistra: l’impiegato e la casalinga, il pensionato e lo studente, come pure il titolare di impresa e il professionista.

Strumento di gioco possono essere le “macchinette” mangiasoldi, oppure i gratta e vinci, il lotto nelle sue varianti e il gioco on line. Il gioco d’azzardo è stato liberalizzato nel 1992, nonostante in modo paradossale ancora oggi il Tulps – Regio Decreto 18 giugno. 1931, n. 773, Testo Unico delle Leggi sulla Pubblica Sicurezza, nel regolamento dell’art. 110, preveda il poker fra i giochi vietati. Lo Stato incassa ogni anno tra gli 8 e i 10 miliardi, ma non risulta sia in possesso di dati esatti sul numero di giocatori e nemmeno quanti di loro siano colpiti da patologia compulsiva da gioco. Esistono solo dati derivati da indagini statistiche e, secondo Nomisma, risulterebbe una platea di circa 16 milioni di giocatori, con circa un milione e mezzo di persone che presentano problemi con il gioco. Se li incrociamo con i dati forniti da Caritas sull’incremento delle famiglie entrate nel girone della povertà, si comprendono facilmente le conseguenze delle dipendenze dal multiforme gioco d’azzardo. Se da un lato è certamente doveroso rispettare il diritto all’esercizio di impresa delle società di distribuzione giochi è altrettanto doveroso avere il rispetto delle integrità fisica, mentale ed economica dei cittadini e delle loro famiglie e rimuovere tutti i fattori che le mettano a rischio.

FABIO SCOZZESI 26 apr 10:21