Dimmi una parola
Dimmi cosa posso fare per incontrare Dio, per trovare finalmente la pace del cuore, per conoscermi nella verità, per essere capace di amare? Queste sono le domande che spesso vengono rivolte ai consacrati, ritenuti in qualche modo professionisti della spiritualità. Che non è esattamente così, perché anche noi, come tutti, non possediamo la ricetta della fede perfetta e ogni giorno ricominciamo da capo a metterci alla sequela del Signore. Forti solo di questa fragile esperienza, proviamo a renderci disponibili all’ascolto delle sorelle e dei fratelli che, avendo percorso un po’ di cammino spirituale, si accorgono di aver bisogno di qualcosa di più e osano la domanda: “Conosci qualcuno che possa farmi da guida spirituale?”, che, tra le righe, potrebbe voler dire: “Saresti disponibile ad aiutarmi a riconoscere la voce di Dio?”. Quanto bisogno c’è di gente che si faccia compagna di strada nella fede, di un padre o una madre spirituali, non necessariamente preti o consacrati! Non è certo una novità dei nostri tempi, ma una tradizione che affonda le radici nei primi anni del cristianesimo ed è comune ad altre religioni. Una tra le tante testimonianze di accompagnamento spirituale è data dai cosiddetti apoftegmi o insegnamenti o detti dei padri e delle madri del deserto. Si tratta delle parole – sia pure reinterpretate attraverso una rielaborazione letteraria – con cui gli anziani, resi sapienti dalla loro lunga esperienza di vita, rispondevano agli interrogativi posti loro dai discepoli. Per la loro brevità e incisività, questi detti sono dotati di una particolare autorità carismatica, quasi oracolare, che suscita l’obbedienza da parte di chi ascolta. Al di là della varietà dei contenuti, la loro caratteristica comune non è di dare risposte chiare, quanto piuttosto di tenere aperte le domande, di invitare il discepolo – e noi lettori con lui – a continuare la ricerca e progredire così nel cammino, acquisendo una sempre maggiore capacità di discernimento. Al cuore di questi detti c’è sempre la parola: “Abba, dimmi una parola, perché io sia salvato!”, chiedevano spesso i discepoli agli anziani. Quello dei padri e delle madri del deserto è un fenomeno nato dopo che Costantino aveva restituito ai cristiani il diritto di esistere, esponendo, di conseguenza, la giovane religione al pericolo del compromesso con il mondo. Mentre i più corsero questo rischio, alcuni asceti, spaventati da una possibile contaminazione, fuggirono nei deserti di Scete, Nitria, Palestina e Siria, non immaginando certo che i loro detti, raccolti dai discepoli, come bolidi infuocati avrebbero solcato i cieli, arrivando fino a noi.