La cura e la casa
La casa può essere paragonata ad un guscio trasparente, che protegge, ma non impedisce di guardare fuori e, quindi, di spingere la propria vita verso un rapporto vivo e attivo con l’ambiente e con gli altri. Questo guscio è il luogo dove si ricevono le cure a tutte età, dal momento della nascita, all’adolescenza, all’età adulta e anziana: cure con valenza affettiva e cure rivolte alla conservazione della salute. La casa è il luogo della speranza. Da lei parte la persona che percepisce di potersi muovere con le spalle sicure. Quante povere persone, invece, navigano in un mare in tempesta, senza avere alle spalle la casa, il porto sicuro in cui rifugiarsi. Nello scrivere della casa non posso dimenticare i senza tetto, che ne sono privi e non sanno dove fermarsi: la prima e certamente la più importante azione di cura è proprio offrire loro una casa. Senza polemica, ma con grande tristezza, penso al fatto che Trump ha deciso di togliere i sussidi agli homeless americani se prima non si trovano una casa: di fatto impedisce la possibilità di cambiare la loro vita. Per molti la casa è un sogno, l’inizio del cambiamento: un sogno che la cattiveria umana trasforma in un incubo. Più la persona è fragile, incerta sul proprio futuro, più ha bisogno della casa, luogo della speranza concreta, che di per sè è già cura efficace.
È prima di tutto il luogo delle cure dettate dagli affetti e dai legami familiari e amicali. La casa protegge. Il fatto di sentirsi le spalle coperte, di avere un luogo dove il caldo e il freddo si attutiscono, dove è possibile mangiare su un tavolo pulito, dove si dorme senza temere aggressioni, dove è possibile vedere tranquillamente uno spettacolo televisivo è fonte di speranza, perché da qui si può partire verso altri mondi, con la certezza di un ritorno possibile. È la casa che cura! La casa è per molti anche il luogo dell’intimità, dove è più facile rivolgersi al Signore nel silenzio di un luogo protetto. È la casa dove è possibile la preghiera, l’atto di cura più intenso verso se stessi e verso l’altro. Anche sul piano clinico e assistenziale la casa è il luogo della cura. Deve, però, essere adeguata alle esigenze degli abitanti, in particolare se anziani; talvolta è troppo piccola, perché in parte abitata da altri appartenenti alla famiglia e quindi priva di privacy. L’anziano si sente sorvegliato, giudicato, e quindi mai davvero libero. Talvolta, invece, è troppo grande, difficile da gestire con limitate possibilità economiche e organizzative. L’aumento della frequenza di manifestazioni climatiche avverse dovrebbe imporre a chi abita la casa di circondarla di verde. Un’utopia, anche se è ben noto che il verde abbassa la temperatura ambientale e migliora la qualità dell’aria.
La “casa nel verde”, un sogno di tutti i cittadini, di per se stessa luogo di cura. Sono importanti, a questo proposito, i dati epidemiologici più recenti che pongono in correlazione l’inquinamento atmosferico con la comparsa di demenza. La casa è il luogo dove si può organizzare la risposta alle malattie, oltre alla loro prevenzione (si pensi alla possibilità di un’alimentazione salutare entro i muri della casa). È la sede per cure efficaci, a tutte le età. Vi sono talvolta condizioni di salute e di autonomia che impongono il ricovero in strutture sanitarie (l’ospedale) e sociosanitarie (le Rsa). La presenza di adeguati servizi domiciliari è rasserenante, alternativa al rischio di una collocazione non gradita, in un’atmosfera di rispetto della libertà e della dignità di ciascuno. Peraltro, vi è ancora della strada da fare per raggiungere un adeguato livello di organizzazione della casa per essere realmente un luogo sicuro per la cura (si pensi, ad esempio, alla possibilità, oggi realistica, di controllare a distanza i movimenti della persona, con attenzione alle cadute e di rilevare parametri clinici importanti). In questo modo, inoltre, nella casa si eviteranno le paure indotte dalla sensazione di solitudine e di abbandono, condizioni che impediscono la serenità di un luogo che deve proteggere e curare. La casa è, prima di ogni altra funzione, il luogo della fraternità, dove la persona di ogni età percepisce la presenza amica degli altri e dove è pronta ad aprire le porte, accogliendo chi ha bisogno della “cura della fraternità”.