Disarmiamo la pace
Non è una mera ricorrenza. La “Settimana per il Disarmo”, che sta per concludersi al Palazzo di Vetro di New York, è centrale per le attività dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Non a caso, dal 1978 si apre ogni anno proprio il 24 ottobre, anniversario della fondazione dell’Onu. L’organizzazione, nata per “salvare le future generazioni dal flagello della guerra”, nel suo Statuto (Carta delle Nazioni Unite) ricorda a tutti i Paesi membri il proprio obiettivo: “Promuovere lo stabilimento e il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale col minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti” (Articolo 26). Obiettivo che appare irrealistico in un mondo che negli ultimi 10 anni ha aumentato di oltre 1.000 miliardi la spesa militare portandola alla cifra record di 2.887 miliardi di dollari. In un mondo dove le testate nucleari vengono continuamente aggiornate per essere rese più micidiali, in cui si sviluppano e commerciano armamenti convenzionali sempre più sofisticati e stanno avanzando nuove armi letali autonome guidate dall’intelligenza artificiale. Un mondo in cui anche le convenzioni e i trattati – a cominciare dal Trattato per la messa al bando della mine antipersona – vengono accantonati, se non vilipesi, per fare spazio a nuove strategie di “difesa preventiva” che di fatto significano guerra attiva. Proprio per questo, come ha ribadito il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, l’impegno per il disarmo deve essere rimesso al centro dell’agenda internazionale.
E non può essere delegato agli Stati: necessita dell’apporto di tutti a cominciare dalle associazioni delle società civile. Un impegno, dunque, che coinvolge ciascuno di noi e le associazioni a cui apparteniamo. Sostenuto e coordinato nel nostro Paese dalla Rete italiana Pace e Disarmo. Il disarmo è un processo che inizia dalle menti e dai cuori per arrivare agli apparati. Ma per essere credibile, deve fondarsi su una convinzione precisa: occorre smettere di considerare il riarmo come un prerequisito per mantenere la pace. Lo ha detto con chiarezza papa Leone: “Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. Il disarmo comincia da qui.
@Foto Siciliani-Gennari/SIR