lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
Italia
di STEFANO DE MARTIS 14 nov 09:03

Fermiamo l'odio

C’è voluto, purtroppo, un attentato estremamente grave ai nostri soldati in Iraq per provocare almeno inizialmente reazioni convergenti tra le forze politiche

Quei soldati impegnati per la pace e contro il terrorismo, ci rammentano che esistono molte dimensioni della vita della Repubblica in cui tutti i cittadini posso riconoscersi semplicemente come tali, al di là di ogni contrapposizione ideologica. E sono le dimensioni fondanti, quelle legate ai princìpi su cui la Repubblica è stata costruita.

A fronte di cambiamenti sempre più vorticosi, ha ricordato recentemente il Capo dello Stato, “c’è qualcosa che rimane costante, che è la condizione umana, i valori dell’umanità, quelli della convivenza, della solidarietà, del senso di responsabilità”. Eppure la politica nostrana è stata capace di dividersi persino sulla nascita di una commissione di controllo contro razzismo, antisemitismo e ogni forma d’istigazione all’odio. Un organismo alla cui promotrice, la senatrice a vita Liliana Segre, una straordinaria donna di 89 anni sopravvissuta all’Olocausto, si è stati costretti ad assegnare una scorta per i timori suscitati dalla campagna di insulti e minacce di cui è stata fatta oggetto.

Sembra che davvero non ci siano più limiti a questa escalation di intolleranza e di cattiveria. Si badi bene, la storia della Repubblica è stata segnata sin dagli inizi da contrapposizioni politiche molto forti. Quando si fanno i conti con la storia bisogna sempre essere prudenti nei paragoni ed evitare l’evocazione di età dell’oro che non sono mai esistite. Eppure nella situazione di oggi ci sono due elementi che la rendono particolarmente inquietante anche rispetto a un passato che certo non si può rimpiangere. Il primo è proprio di carattere storico. L’Italia uscita dall’immane tragedia della guerra è stata capace di innescare, grazie anche al contributo di figure eccezionali come Montini e De Gasperi (ma non solo), un processo epocale di inclusione di tutte le fasce della popolazione nella grande sfida della democrazia. Ebbene, questo processo, non solo sembra essersi interrotto, ma vede ribaltata la stessa logica inclusiva che ne era il presupposto e il fondamento. La politica sembra diventata l’arte del dividere e del distruggere, non quella del dialogare e del costruire. L’altro elemento è la diffusione dell’odio sociale con una pervasività mai vista prima. Fermiamo i tamburi, finché siamo ancora in tempo.

STEFANO DE MARTIS 14 nov 09:03