Guerre fossili
Quando si discute del costo dell’energia, come si fa spesso in queste settimane di guerra in Medio Oriente, ci si concentra sul prezzo alla pompa dei carburanti o su quello del kilowattora nelle bollette. Ciò è comprensibile, anche perché sono i valori che persone e imprese possono più direttamente osservare. I prezzi al dettaglio riflettono però solo una parte dei costi reali delle forniture energetiche. Il resto riguarda i sussidi, in particolare quelli indirizzati ai combustibili fossili. Sono profondamente nascosti, disseminati tra bilanci pubblici, sistemi sanitari e spese militari, in costi che la maggior parte delle persone non collega alle proprie scelte energetiche. A livello globale, secondo il Fondo Monetario Internazionale, nel 2024 i sussidi espliciti ammontavano a 725 miliardi di dollari (0,6% del PIL).
I sussidi impliciti, principalmente legati alla sottovalutazione dei costi ambientali, ammontavano a 6 mila e 700 miliardi di dollari, ossia il 5,8% del Pil. C’è un altro sussidio di cui pochissimi parlano: le spese per la protezione delle forniture energetiche. È un sussidio, pagato dai contribuenti, che mira a rendere il petrolio più economico di quanto non sia in realtà, e che è leggibile tra le pieghe del bilancio della difesa, non nei conti energetici. Poi ci sono i costi veri e propri delle guerre combattute per il controllo delle risorse petrolifere; la guerra in Iraq del 2003 ha bruciato almeno 3 mila miliardi di dollari. Nonostante queste spese enormi, rimaniamo vulnerabili alle interruzioni delle forniture energetiche. Questo perché petrolio e gas sono scambiati su mercati globali: quando qualcosa ne ostacola l’approvvigionamento in qualche parte del mondo, i prezzi aumentano ovunque. Al contrario, un attacco alle infrastrutture petrolifere non ha alcun effetto sul costo dell’elettricità prodotta da un pannello solare o da una turbina eolica. Il “combustibile” – luce solare e vento – è gratuito, disponibile localmente e geopoliticamente insensibile. Importare la maggior parte delle risorse energetiche, come fanno Europa e Italia, crea un enorme rischio geopolitico. L’energia solare ed eolica sono ormai le fonti di produzione di elettricità più efficienti ed economiche, punto e basta. Le energie rinnovabili sono l’unica strada credibile per la sicurezza energetica. I combustibili fossili a finto buon mercato hanno alimentato lo sviluppo economico dei passati due secoli. La transizione alle energie rinnovabili è il capitolo successivo. Ed è migliore.
(Foto Sir)