Il tempo della semina
“La catechesi è un cantiere permanente e non esiste una ricetta per risolvere, una volta per tutte, la questione della trasmissione della fede”. Don Andrea Cavallini, intervenuto all’Assemblea diocesana dei catechisti, ha messo subito in chiaro il punto di partenza. I catechisti non sono semplici commentatori delle rovine, ma donne e uomini che entrano nei cantieri della storia. La catechesi è in continua trasformazione e si adatta alle nuove esigenze. Non è una sconfitta. Non è una ritirata. È una presa d’atto. La nostra Diocesi, con qualche mal di pancia, sta sperimentando il progetto denominato “I passi della fede”. C’è anche chi fa ostruzionismo, nascondendosi dietro la bontà dei modelli precedenti. Non mi pare di scorgere, vista l’indifferenza diffusa tra i genitori 40/50enni, significativi frutti ascrivibili al modello catechetico degli anni Novanta. Certamente sono mutate le condizioni culturali.
È evidente che ogni cambiamento porta con sé anche delle fatiche. Proviamo, però, a restare concentrati sulla missione affidata a ogni catechista: “Essere catechisti – ha spiegato don Andrea – significa partecipare a una enorme costruzione, la costruzione di una Cattedrale. La catechesi dell’iniziazione cristiana è, forse, la più grande opera missionaria della Chiesa. Essere catechisti è lavorare a un’opera che ha una misura di tempo superiore alla nostra”. Eppure, nelle nostre comunità, si fatica a reperire “forza lavoro” e a motivare le persone, perché si scorge il peso di una grande responsabilità. Siamo troppo concentrati sul raccolto e meno sulla semina: “Quanti sacramenti celebriamo? Quanti ragazzi abbiamo? Quanti genitori hanno partecipato?”. Vale per la catechesi, ma anche per ogni processo educativo. Il compito di ogni catechista resta fondamentale: “Stiamo dando occasioni ai ragazzi e alle famiglie di incontrare Gesù. Accompagniamo le persone, mettendole a contatto con i luoghi in cui sappiamo che Gesù passa: nella Parola, nella comunità, nei sacramenti e nella preghiera. Lavoriamo per creare le condizioni perché possa accadere”. Poi, il resto lo fanno gli incontri che abbiamo. Dio opera con noi, per noi e nonostante noi. “Là dove si vedono i segni dello Spirito, cioè la fraternità, la gioia, il servizio, la preghiera, vale la pena mettere le proprie energie, capendo cosa è meglio lasciar perdere e non perdendo tempo a puntellare edifici che crollano”.