Risposte alla crisi abitativa
La crisi dell’accessibilità alla casa, in proprietà o in affitto, in Italia presenta dinamiche articolate e peculiari, diverse rispetto a buona parte dell’Europa. L’Italia si caratterizza tradizionalmente per un’elevata propensione alla proprietà immobiliare: circa il 75% delle famiglie italiane vive in un’abitazione di proprietà, contro una media dell’Unione Europea che si attesta attorno al 68%, con il valore più basso in Germania, dove i proprietari sono circa il 47%. Ciò risponde a fattori culturali ed economici: la casa in Italia è stata considerata il primario “bene rifugio” e la principale forma di risparmio e trasmissione della ricchezza intergenerazionale, con meno propensione all’investimento dei propri capitali. Questa forte diffusione della proprietà della prima casa ha influenze sull’offerta di social housing, che oggi costituisce un problema, soprattutto per le famiglie nella cosiddetta fascia grigia, ovvero coloro che non hanno i requisiti di accesso all’edilizia residenziale pubblica e, nel contempo, non possono permettersi prezzi di affitto (o acquisto) oggi offerti dal mercato. La proprietà elevatissima della prima casa si riflette anche sul mercato delle locazioni, che – con bassa offerta (vera o per non disponibilità dei proprietari) – alza i prezzi di mercato, soprattutto nelle grandi e medie città delle regioni a più alto reddito medio e più accessibili.
Anche tralasciando l’aumento dei tassi di interesse sui mutui, la drastica riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e dei giovani lavoratori, rende spesso proibitivo far fronte al costo della casa, si tratti di mutuo o di affitto. Ultimo fenomeno che riguarda le località turistiche: l’esplosione degli affitti brevi a uso turistico che ha sottratto una quota consistente di immobili al mercato residenziale di lungo periodo. Che fare in questa situazione e a fronte di esigenze che crescono e si diversificano sempre più: dal bisogno di abitazioni per le famiglie, a quello delle popolazioni lavoratrici immigrate, agli studenti fuori sede, alle persone con esecuzione alternativa della pena, che potrebbero godere di spazi fuori dalle carceri sovraffollate? Chiunque possiede un immobile potrebbe fare qualcosa, rendendolo disponibile per l’affitto.
Le amministrazioni comunali, alcune lo fanno, possono farsi garanti rispetto a possibili inquilini morosi. Gli enti religiosi, che possiedono proprietà molto consistenti, spesso esito di lasciti per funzioni religiose e sociali, potrebbero iniziare operazioni immobiliari tese a recuperi compatibili con la funzione originaria, agendo come calmiere del mercato, rispondendo così ad un bisogno che resta fondamentale per lo sviluppo di una vita famigliare e, magari, inducendo una ripresa della dinamica demografica.
(Foto Regione Lombardia)