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di CARMINE TRECROCI 10 giu 2026 13:13

Illusione nucleare

L’energia da fissione nucleare viene motivata con l’urgenza di ridurre le emissioni e di alleggerire i costi dell’elettricità rispetto a quella generata da fonti fossili. Per entrambe le necessità i tempi sono cruciali: l’Italia e il mondo devono gradualmente ridurre le emissioni e azzerarle in senso netto entro il 2050. Inoltre, le bollette energetiche di famiglie e imprese reclamano da anni un sollievo dalle ricorrenti tensioni sui mercati di gas e petrolio.

L’unica tecnologia nucleare attualmente a disposizione – che cioè possa essere oggetto di progettazione, poi di realizzazione e, infine, di messa in esercizio – è quella di terza generazione, i pochissimi impianti recentemente entrati in operatività o in fase di progettazione o realizzazione. A volte si menzionano in alternativa gli Small Modular Reactors (SMR) o i reattori di quarta generazione, ma sono entrambi lontanissimi (10, 15 anni) dal poter entrare nella fase progettuale, per non parlare di quelle successive. Per nessuna delle esigenze esposte, tuttavia, il megawattora nucleare può essere la risposta. Innanzitutto, le tre fasi sopra ricordate per mettere in esercizio una centrale nucleare richiedono tempi lunghi: 21,3 anni in media quelli degli ultimi impianti di Finlandia, Francia, Regno Unito e Usa (tutti noti per essere più rapidi dell’Italia e per avere già programmi nucleari attivi). Un megawatt elettrico da fissione è già, oggi, almeno tre volte più costoso, in futuro probabilmente cinque, di quello generato da fotovoltaico ed eolico. I favorevoli al nucleare ribattono che il nucleare sarebbe comunque utile perché, trattandosi di una fonte programmabile e ad alto fattore di capacità, ovvierebbe alla variabilità intrinseca di sole e vento.

Il problema è che, per 6-7 mesi all’anno, l’energia nucleare sarebbe sicuramente antieconomica perché le rinnovabili possono vendere l’elettricità a costi più bassi. Per sostenere i costi di costruzione ed esercizio degli impianti, l’energia nucleare dovrebbe essere venduta a prezzi superiori a quelli che prevalgono in un mercato dominato dalle fonti rinnovabili. Siccome il prezzo marginale dell’energia prodotta da nucleare è superiore a quello dell’offerta marginale, che nelle ore di abbondanza di eolico e solare è zero, il sistema elettrico è costretto a ridurre l’apporto del nucleare. Se non lo facesse, il costo delle forniture da parte del sistema aumenterebbe. Ma se lo fa, gli impianti diventano ancora più antieconomici, perché sottoutilizzati. Allora, a chi conviene veramente il revival nucleare made in Italy?

CARMINE TRECROCI 10 giu 2026 13:13