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di MARIAGRAZIA ARDISSONE 29 lug 2026 13:05

Impresa e leadership

In un tempo in cui la nostra meravigliosa lingua, l’italiano, è sempre più esposta alle influenze di inglesismi entranti nel nostro parlato comune credo sia bene fare mente locale e focalizzarsi su ciò che vogliamo realmente dire quando comunichiamo. Il mondo economico è profondamente abitato da questa tendenza, vuoi per la diffusione delle scuole di management nel mondo, vuoi per la crescente internazionalizzazione e globalizzazione cui anche le imprese sono chiamate a dare risposta. Esiste un termine sopra tutti, leadership, che a mio avviso merita attenzione: chi è un leader e cosa è chiamato a fare? Credo che la risposta a tale domanda sia figlia dei tempi in evoluzione e dello sviluppo della cultura di impresa. Anni fa leader e capo erano termini sovrapponibili, radicati in una cultura d’impresa a struttura gerarchica piramidale.

Oggi, per contro, appare chiaro che per navigare e gestire nella complessità in cui siamo immersi, serve molto di più di un modello organizzativo e di una gerarchia. Davanti ai nostri occhi oggi si palesa un’altra e diversa consapevolezza: la leadership non è necessariamente affare di competenze, prescinde dal ruolo e fa riferimento alla postura che la persona assume e alle attitudini che esprime nel ruolo stesso. Molto di più dell’esser bravi amministratori, capaci di far quadrare i numeri e raggiungere risultati. Contano cosa facciamo, le competenze tecniche con cui ci adoperiamo, ma certamente ha un peso crescente la nostra capacità di risposta e armonizzazione dei bisogni delle persone e dell’organizzazione. Vale ora la capacità di unire chi siamo, chi sappiamo essere nelle imprese e cosa sappiamo fare.

Le competenze tecniche definiscono cosa sappiamo fare, ma non sono sufficienti. Molteplici studi recenti, realizzati da diversi osservatori sul mondo del lavoro, focalizzano bene il punto: il manager del futuro, dicono i professori Borgonovi, Abramo e Mesa per Asfor, sa gestire le tecnologie, ha pensiero critico e veste una leadership etica e credibile. In altri termini, viene dichiarata “l’etica come fondamento, la coerenza come metodo costruttivo, l’affidabilità come risultato riconosciuto e la leadership come manifestazione visibile di questo equilibrio dinamico”. Le competenze distintive secondo lo studio (integrità morale, affidabilità, autenticità, capacità di guida, ascolto attivo e influenza positiva) non passano dalla gerarchia o dal ruolo, ma dalla persona: sono attitudini e abilità da allenare ogni giorno e trovano terreno fertile nelle relazioni e nella responsabilità condivisa. Siamo pronti a far accadere tutto ciò?

(Foto ANSA/SIR)

MARIAGRAZIA ARDISSONE 29 lug 2026 13:05