Italia e Cina a confronto
Italia e Cina, due sistemi diversi a confronto. Come affrontare un contenzioso contro un’azienda cinese? Le problematiche più frequenti riguardano violazioni della proprietà intellettuale (contraffazione, copie di brevetti, marchi e design), inadempimenti contrattuali (ritardi, mancata consegna, qualità inferiore rispetto a quella pattuita), produzione di merci non conformi agli standard richiesti, violazioni delle norme sul lavoro (orari eccessivi, sicurezza insufficiente o mancato rispetto di diritti dei lavoratori), violazioni ambientali (emissioni, gestione non conforme dei rifiuti), corruzione commerciale e concorrenza sleale. Alcune aziende cinesi sono state oggetto di sanzioni o restrizioni da parte di altri Paesi per motivi legati a sicurezza nazionale, esportazione di tecnologie sensibili, presunte violazioni dei diritti umani e mancato rispetto delle normative internazionali.
La Cina ha un sistema giudiziario molto diverso da quello dei Paesi come l’Italia, caratterizzati da una maggior separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giurisdizionale). Esistono leggi codificate e tribunali, ma il sistema è influenzato dal ruolo del partito comunista cinese: il potere politico controlla quello giudiziario. I principali organi del sistema giudiziario cinese sono: la Corte Suprema del Popolo (il tribunale più alto del Paese), i Tribunali popolari locali (di base, intermedi e superiori) e le Procure popolari (pubblico ministero). Esistono organi arbitrali, spesso utilizzati nelle controversie commerciali tra imprese internazionali. Le liti coinvolgenti interessi pubblici, sicurezza nazionale o temi politicamente sensibili possono essere trattate in modo molto diverso rispetto agli standard occidentali, come intuibile. Un avvocato italiano non può, di regola, patrocinare direttamente davanti ai tribunali cinesi, salvo che ottenga l’abilitazione a esercitare nel Paese.
Può però svolgere un ruolo importante nella preparazione del caso e nel coordinamento con i professionisti locali, verificando la giurisdizione e controllando i contratti (verifica dell’esistenza di clausola arbitrale, della competenza del tribunale). Raccolta tutta la documentazione utile del proprio assistito (contratti, ordini di acquisto, fatture, ricevute di bonifici, email e messaggi, rapporti di ispezione della merce ed eventuali certificazioni) ed effettuata l’opportuna traduzione in cinese con la relativa autenticazione, l’avvocato italiano incaricherà uno studio legale cinese con il quale potrà collaborare predisponendo la strategia, analizzando il diritto applicabile e negoziando una soluzione transattiva.
(Foto ANSA/SIR)