lock forward back pause icon-master-sprites-04 volume grid-view list-view fb whatsapp tw gplus yt left right up down cloud sun
di ROBERTO CAMMARATA 04 feb 2026 15:56

L'amore per la polis

È difficile stilare un ricordo completo di Gianbattista Ferrari per quello che ha fatto per la nostra città. A dispetto della sua condizione carica di limiti e di vincoli che gli ha inevitabilmente appesantito l’esistenza, il suo modo di intendere la vita lo ha portato a mettere la libertà e l’autonomia al centro di un percorso che non poteva che farsi politico, perché quei principi non potevano riguardare solo se stesso, ma dovevano necessariamente incontrare l’altro, trovare la loro declinazione nella responsabilità e nella solidarietà verso l’altro, la loro esaltazione nello spazio del noi. Quello spazio pubblico a cui era letteralmente devoto (come spazio fisico – specialmente urbano – e come spazio di relazione) e alla cui qualità, intesa come metro di misura della democrazia, ha dedicato la sua intelligenza e larghissima parte della sua attività politica. Libertà e autonomia, quindi, personale e collettiva. Gian era uomo delle istituzioni, amava quelle democratiche che ha servito (in città e in Regione) e rappresentato con una convinzione e una passione veramente rare. È stato uno straordinario uomo politico, nel senso più alto di questo termine. Amava la sua polis e se ne prendeva cura. La sapeva ascoltare e comprendere e prendeva decisioni. Era capace di dire sì e soprattutto no quando andava detto, perché, come ci insegnava, quei no erano insieme esercizio ed educazione alla responsabilità, oltre che pratica di libertà. La valanga di attestazioni di stima, di affetto, oltre che di dolore per la sua scomparsa, a prescindere dalle appartenenze politiche, è lì a testimoniarlo. Per chi lo conosceva e soprattutto per chi ha condiviso con lui la sua purtroppo unica esperienza di governo della cosa pubblica, alla presidenza dell’allora Seconda Circoscrizione, non è certo una sorpresa, né una novità. Amava la figura del cerchio e la sua simbologia. E con una perfetta chiusura del cerchio, se ne è andato il giorno del suo 65° compleanno, il 27 gennaio, data già di per sé fortemente carica di valore, e che lo sarà ancora di più e in modo nuovo per tutti noi che gli abbiamo voluto bene e abbiamo avuto la fortuna di farci arricchire la vita da lui. Sui social network, sulla stampa, nei nostri telefoni, è stato un crescendo di riconoscimenti, di attestazioni di stima, di calorosi saluti, di ricordi, di emozioni forti; una sorta di tumultuoso ritorno di tutto ciò che Gian ha saputo generare in noi. Ognuno ha fatto brillare una caratteristica, una peculiarità, una delle tante sfaccettature della bellezza che ha saputo donarci. Ne scelgo una. È di Roberto Sala e dice così: “Quello che ci rimane di Gianbattista è sicuramente più grande di quello che abbiamo perso”.

ROBERTO CAMMARATA 04 feb 2026 15:56