La cura è accurata
La cura è accurata: si concentra sui particolari, condizione indispensabile per essere umanamente efficace. Le condizioni apparentemente più rilevanti nascondono talvolta sfumature che devono attirare l’attenzione e la curiosità di chi vuole prestare una cura. Vanno prese in considerazione senza fretta, con dedizione, anche perché dall’esterno non si intuisce il loro peso oggettivo (spesso difficile da vedere) e soggettivo (l’osservatore si inserisce lentamente nella vita di chi soffre). È necessario recuperare i particolari, le piccole e grandi cose della vita che si rifugiano nel cuore, dove vanno scovate. Chi cura deve essere personalmente sensibile, lasciarsi commuovere dalla sofferenza; piangere per le crisi dell’altro non è segno di debolezza, ma predisposizione a far entrare nella propria carne il dolore di chi ho scelto di accompagnare. I cuori di pietra non raggiungono risultati: non sono in grado di parlare ai cuori distrutti dalla sofferenza. Nella clinica, anche quando non si raggiunge un risultato definitivo, è importante prendersi cura dei particolari, dei “piccoli guadagni” di grande significato per chi ne beneficia, in uno scenario spesso soggettivamente e oggettivamente drammatico. In clinica spesso molte patologie si presentano assieme in modo intricato; occorre accuratezza per comprenderne le reciproche interazioni, in modo da attuare interventi specifici, evitando di procurare nuovo dolore. La cura richiede sempre costanza, perseveranza, l’assenza di distrazioni, capacità di farsi impressionare; proprio perché i guadagni possono essere piccoli, hanno bisogno di essere coltivati senza fretta, senza cedere allo sconforto per eventuali fallimenti.
La cura richiede dedizione, un atteggiamento che fa guardare ad ogni evento umano senza superficialità (dedizione e cura sono sorelle). L’attenzione accurata è una dote che ogni persona, anche al di là delle funzioni professionali, dovrebbe coltivare, appoggiandosi alla propria interiorità. Il medico, il sacerdote, il cittadino: tutti devono possedere un cuore aperto, perché dedicare tempo alla cura è possibile solo se la sofferenza è compresa in tutte le sue espressioni, talvolta inattese. Riferendosi alla percezione dell’altrui sofferenza, sarebbe formalmente più corretto riferirsi ai “neuroni specchio” come luoghi dove il dolore viene compreso e interiorizzato, per essere trasformato in gesti di cura. Ma, alla fine, anche le cellule del nostro cervello hanno a che fare con il cuore. La cura dei particolari dedica attenzione anche ad aspetti che spesso vengono trascurati, come la vita spirituale. Questa può essere nascosta dietro all’affollarsi di problematiche contingenti, che, apparentemente, hanno un peso preponderante. Una cura attenta deve, invece, cercare di stimolarne l’attenzione, con delicatezza, ma anche con la determinazione di chi ha compreso l’importanza di guardare a realtà diverse da quelle immanenti. Talvolta lo stesso individuo è incapace di introspezione, vive un fallimento rispetto ai propri tentativi di allacciare un rapporto con realtà superiori. In questa prospettiva la cura dell’altro deve partire dalla lettura condivisa della realtà per trasformarsi in un rinforzo rispetto a ciò che si vuole esplorare. Alessandro D’Avenia ha recentemente collegato la cura verso l’altro, l’amore per l’oggetto delle cure come “un livello di vita che ci unisce a Dio. Questa unione ci rende un ‘io’ irripetibile, perché solo un essere che si sente amato può diventare se stesso e diventa poi un ‘noi’, perché gli ‘io’ riconoscono la stessa immagine divina negli altri e prendersene cura è salvare se stessi. Un circolo vitale che la natura non conosce, eppure continuiamo ad affidarci solo alla sua via, così deludente ed esclusiva rispetto a quella della grazia, che è per tutti”. La vita spirituale della persona che si accompagna può essere intuibile solo con un impegno particolare; non è un rapporto facile, ma necessario per chi vuole attivare la forza della relazione con il Signore, per metterla a disposizione della cura. In questa prospettiva va indagato il peso della preghiera, alleata della cura, sebbene in due ambiti separati che, però, vanno coltivati.