La testimonianza come un dono
Siamo fatti per amare anche se tutto sembra andare in un’altra direzione. Ma, per citare Claudio Chieffo, “quando uno ha il cuore buono non ha più paura di niente: è felice di ogni cosa, vuole amare solamente”. La grande e raccolta partecipazione alle esequie funebri di Nino Sciortino, celebrate nei giorni scorsi a san Bartolomeo, ha testimoniato il volto di una Chiesa viva. Ancora una volta ho avuto la percezione che è più quello che ci unisce di quello che ci divide, ci ferisce o ci allontana (in parrocchia, sul lavoro o in famiglia). Nino, cresciuto alla scuola di don Giussani e forgiato dall’esperienza di Comunione e Liberazione, è stato un uomo delle relazioni e ha saputo coltivare il sentimento più grande: l’amicizia. Senza pregiudizi o casacche esclusive. È stato compagno di strada di molti.
Ha risposto a una chiamata vocazionale. Come marito, come padre e come lavoratore. Nel servizio ha cercato di imitare Gesù. La sua esistenza è stata la manifestazione di un “sì” pieno di gratitudine, perché ciascuno di noi, come ha scritto il presidente della Fraternità di Cl, Davide Prosperi, in occasione degli auguri per il nuovo anno, è chiamato a “riconoscere e accogliere l’iniziativa che Cristo ha preso sulla nostra vita, diventando così annuncio al mondo della Sua presenza”. Di Nino ricordiamo la sua passione per il bene comune e per la carità con l’impegno nel Banco Alimentare, per la Terra Santa (era appassionato membro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme) e per il mondo francescano. In lui ritroviamo il modello ben tratteggiato nel bellissimo libro (scritto nel 1923 e ripubblicato in italiano da Edizioni Terra Santa) di Chesterton dedicato a Francesco d’Assisi: “Francesco fu davvero un trovatore. Fu un amante. Innamorato di Dio e, davvero e sinceramente, innamorato degli uomini”. La sua prossimità si esprimeva nei gesti più semplici e umili. Ministro straordinario della comunione eucaristica, è stato un testimone autentico fino alla fine anche nella rapida e dolorosa malattia durante la quale si è avvicinato, grazie a don Eugenio Nembrini, all’esperienza dei “Quadratini”, un’associazione che, in Italia e all’estero, permette alle persone di condividere la medesima condizione di sofferenza personale o di assistenza a disabili e anziani.