I Pontefici e il disarmo
“Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo”. Sono le parole pronunciate da papa Francesco dopo la sua ultima Benedizione prima di lasciarci per la casa del Padre. I medici lo avevano sconsigliato ma lui, quella domenica di Pasqua, ha voluto essere in piazza San Pietro per consegnare ai fedeli e al mondo intero il suo testamento spirituale. Papa Francesco non ha mai mancato di pronunciare parole dure contro il riarmo: “Mentre nel mondo c’è tanta gente che soffre per le calamità e la fame, si continua a costruire e vendere armi e a bruciare risorse alimentando guerre grandi e piccole. È questo lo scandalo che la comunità internazionale non dovrebbe tollerare” ha ribadito instancabile. Forse qualcuno si aspettava che il nuovo Pontefice, provenendo dagli Stati Uniti, fosse più indulgente verso il riarmo. Nient’affatto. Già al suo primo saluto dalla loggia della Basilica Vaticana, papa Leone XIV ha messo in chiaro le cose. Nel richiamare le parole del Risorto (“La pace sia con tutti voi!”) ha specificato: “Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente”.
Due aggettivi che hanno subito fatto breccia: “Disarmata e disarmante”. Aggettivi che non sono rimasti confinati a quel saluto, ma che papa Leone ha ripetuto nei successivi discorsi e ha spiegato con chiarezza, soprattutto nel suo Messaggio per la Giornata della Pace titolato “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”. Al cuore del messaggio c’è l’appello per il disarmo integrale adoperandosi a dissolvere la “psicosi bellica” (Giovanni XXIII). “Quando trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la pace” avverte papa Leone. E, riferendosi al presente, nota: “Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze”. Richiamando le parole di papa Francesco, conclude ammonendo: “Molto al di là del principio di legittima difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità”. Da qui la richiesta ai governanti a riprendere “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale”.