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di MARIAGRAZIA ARDISSONE 25 feb 2026 15:14

Lavoro dignitoso

Il lavoro, che sta conoscendo profonde trasformazioni, è oggetto di ampie riflessioni. Ogni nuova pubblicazione in materia è spunto per sollecitazioni e approfondimenti importanti da condividere, per una sempre maggior consapevolezza per le imprese dello scenario in cui operano. È stato pubblicato, il mese scorso, il rapporto “Employment and Social Trends 2026” dell’ILO, International Labour Organization, Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite. Le evidenze del rapporto, di lettura e impronta internazionale, indicano che, mentre la disoccupazione globale si prevede rimanga stabile, attestandosi al 4,9%, “centinaia di milioni di lavoratori restano intrappolati nella povertà e nell’esclusione”, ha sostenuto il direttore generale dell’ILO, Gilbert F. Houngbo. I progressi verso un lavoro dignitoso paiono in stallo, essendo milioni i lavoratori esclusi da lavori di qualità e “sebbene l’impatto complessivo dell’intelligenza artificiale sull’occupazione giovanile rimanga incerto, la sua potenziale portata giustifica un attento monitoraggio”, si legge nel rapporto. I giovani continuano ad avere difficoltà, con una disoccupazione giovanile che si attesta al 12,4% nel 2025 e un tasso di giovani Neet (giovani che non studiano, non lavorano, non seguono percorsi di formazione) nei Paesi a bassi reddito al significativo tasso del 27,9%.

I cambiamenti demografici impattano sul mercato del lavoro: l’invecchiamento della popolazione sta frenando la crescita della forza lavoro nei Paesi a economia più ricca, mentre i Paesi a basso reddito, per contro, non riescono a trasformare agevolmente la crescita demografica in posti di lavoro produttivi. E il mercato del lavoro vive grandi incertezze per le dinamiche del commercio globale. Il quadro delineato, pur sommario, fa sorgere pensieri ma, più di tutto, mi colpisce il richiamo del direttore generale dell’ILO, il quale ha rimarcato l’importanza di un’azione coordinata e di istituzioni più forti se si vuol traguardare un lavoro dignitoso e la giustizia sociale, soprattutto nelle economie più povere, rese più fragili anche dall’espansione del commercio digitale. Ecco, il tema non è solo semplicisticamente relegabile ai trend di sviluppo del lavoro e alle percentuali di occupazione/inoccupazione, ma, anche e soprattutto, al senso e al significato del lavoro, alla difficoltà a vivere un lavoro di qualità, alla preclusione al lavoro stesso per molti. Come possono contribuire le imprese a una lettura più civile del lavoro, che vada oltre curve e istogrammi presenti nei tanti report disponibili?

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)



MARIAGRAZIA ARDISSONE 25 feb 2026 15:14