La politica come scienza del possibile
Il voto in Sassonia è specchio o problema dell’attuale esperienza di democrazia? Qualcuno, all’indomani del risultato, si è affrettato a dire che quel land tedesco è tra i meno popolosi, i più poveri, i più anziani di tutta la Germania (come a dire: tranquilli, è solo un problema locale e passeggero). Comodo spiegare le sconfitte incolpando chi ha votato, soprattutto chi è ritornato al voto dopo anni che non lo esprimeva. Eppure, 40 anni fa, con più o meno la stessa situazione, da lì partiva la caduta del Muro di Berlino. Stessa gente, stessi problemi, soluzioni diametralmente opposte. Ciò significa, inequivocabilmente, quasi come una scienza esatta, che il popolo vota a partire dai problemi che ha e che sente. Se si ritorna a votare estrema destra in un posto dove si conosce fin troppo bene cosa ha fatto l’estrema destra, il problema non è nel voto, ma nella distanza lunare tra quel posto e la politica che dovrebbe interpretarlo. Tengo cara la definizione di Aristotele sulla politica come scienza del possibile, in entrambe le direzioni: c’è la possibilità di avvicinarsi alla gente o di allontanarsi. Alla politica spetta la scelta: questo è il populismo sano di cui abbiamo bisogno.
(Foto Facebook Alice Weidel)