Ogni vita conta
La politica è chiamata alla responsabilità e al coraggio. Dovrebbe essere contraddistinta da un’ostinata vocazione al bene e alla giustizia, e avere come primo compito quello di servire i più deboli e i più fragili. Che cosa diventa, allora, la politica quando, per ideologia o per calcolo elettorale, inseguendo un’apparente opinione pubblica su un tema così delicato, sceglie la scorciatoia dello scarto e della morte? A mio avviso, tradisce il senso stesso della propria missione. Tanto più quando pretende di rappresentare persone e valori cattolici. Con la scusa della compassione e della pietà, una parte del centrodestra, in Veneto e a livello nazionale, ha deciso di sposare le posizioni pro-morte dei radicali e della sinistra. Nessuno può decidere chi sia un “buono” o un “cattivo” cristiano.
Spetta tuttavia a noi di fare del nostro meglio affinché i principi cardine della nostra fede, e i diritti umani elementari, vengano rispettati. Fra questi c’è il diritto alla vita, che ogni cristiano è chiamato a difendere sempre e comunque, dal concepimento fino alla morte naturale, come hanno ricordato con continuità i Pontefici. Di fronte al grido di dolore di chi non ce la fa più e vorrebbe lasciare questo mondo, pur nutrendo un profondo e compassionevole rispetto di questo dolore, non possiamo limitarci ad annuire e a trasformare quella richiesta in una procedura sanitaria, di fatto rendendoci colpevoli di omicidio. Abbiamo, invece, il dovere di accompagnare, curare, alleviare la sofferenza, e sostenere chi assiste. La politica deve garantire risorse vere alle cure palliative e un sostegno economico, psicologico e umano alle famiglie e ai caregiver, troppo spesso lasciati soli. Dobbiamo, inoltre, essere consapevoli che, una volta aperta una porta, è difficile stabilire fin dove si potrà arrivare. Potremo trovarci, tra qualche anno, come in Belgio e nei Paesi Bassi, dove eutanasia e suicidio assistito sono legali, rappresentano quasi il 5% dei decessi e possono riguardare anche minori o persone affette da sofferenze psichiche. Potremo trovarci come il Regno Unito, dove bambini, che non sono in grado di comunicare la propria volontà, sono soppressi per decisione di un tribunale, anche contro la volontà dei genitori. Queste sono le derive a cui può portare la cultura della morte e dello scarto, derive nelle quali si decide come sia più ecologico, umano, sostenibile e meno costoso eliminare la sofferenza, invece di provare a trattarla. Questo non possiamo permetterlo.
Lo dobbiamo a Charlie, lo dobbiamo ad Alfie e lo dobbiamo a tutte quelle persone che in un futuro, prese dallo sconforto e dalla sofferenza, dichiarerebbero contro la propria volontà di voler morire. Di fronte a questo, non possiamo rimanere indifferenti. Di fronte a una persona che intende suicidarsi da un ponte, non possiamo rispondere con un “bene, bravo” e non possiamo spingerlo noi se lui non riesce. Al contrario, dobbiamo essere coloro i quali tendono una mano per riportare questa persona in salvo. Di fronte alla sofferenza vera, insopportabile, odiosa, che non si può negare, dobbiamo contrapporre il vero amore e smascherare la propaganda pietista che punta, come unico obiettivo, a liberarsi del sofferente. Ogni vita conta. Ogni vita merita di essere vissuta e tanti esempi eroici ce lo hanno dimostrato. La politica non può lavarsene le mani, né seguire la linea di chi come Zaia, nella terra di un gigante come Sammy Basso, vorrebbe convincerci che non esistano più il bene e il male, il giusto e lo sbagliato. Dobbiamo fare del nostro meglio per fare del bene. Questo è il compito di chi, in politica, vuole rappresentare i valori della nostra tradizione cristiana e della dottrina sociale della Chiesa.