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di PAOLA POLLINI 18 mar 2026 10:23

Poco consapevoli

Diverse operazioni condotte dalle Forze dell’Ordine testimoniano la diffusa presenza della mafia sul territorio nazionale. Forse, ancora oggi, non abbiamo sviluppato anticorpi adeguati a fronteggiarla. Purtroppo, soprattutto in materia di trasparenza e anticorruzione permangono delle maglie larghe, entro cui la criminalità organizzata riesce ad infilarsi, specie nel settore degli appalti pubblici, ma non solo. Da anni le ricerche indicano che dovremmo puntare la nostra attenzione sul mercato immobiliare, l’edilizia, il commercio, la ristorazione, la logistica, il gioco d’azzardo, la sanità e i servizi pubblici. Di fatto l’attenzione deve essere alta in ogni settore In Lombardia la situazione non è delle migliori.

A testimonianza della forte presenza mafiosa, nel corso dello scorso anno l’operazione Hydra, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Milano, ha fatto emergere una vera e propria alleanza tra i tre principali gruppi criminali italiani (‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra) per la spartizione del territorio e degli affari. Complessivamente si tratta di 143 imputati, per i quali già a gennaio, con rito abbreviato, sono state emesse le prime condanne (24), attraverso le quali è stata confermata la presenza di un “consorzio” mafioso. Per i restanti imputati, il 19 marzo inizierà invece il dibattimento nel processo con rito ordinario. Il lavoro della Commissione che presiedo, oltre che sul recupero e riutilizzo dei beni confiscati, si è concentrato sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore del gioco d’azzardo, con un focus particolare sul riciclaggio e l’usura. Tutti i gruppi politici presenti in Consiglio regionale, in accordo con quanto contenuto nella Relazione della Commissione, hanno sottolineato l’importanza di non abbassare la guardia nel far fronte a queste problematiche, riesaminando e aggiornando all’occorrenza anche la normativa regionale in materia (in particolare la legge regionale 8 del 2013 e la 17 del 2015).

Nel Bresciano c’è ancora poca consapevolezza del danno causato dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. Ricordo con dispiacere la battuta fatta non molto tempo fa da un assessore del basso Garda che, parlando del tema, tendeva a minimizzarne la portata. Parole che non tengono conto del lavoro della stessa procura di Brescia, che ha di fatto tracciato una carta della criminalità organizzata nella Provincia. Da diversi anni è inoltre sempre più difficile distinguere le mafie dal contesto in cui operano, perché queste tendono a mimetizzarsi. ‘Ndrangheta e altre organizzazioni non sparano più, anzi, alle attività violente prediligono l’investimento dei proventi illeciti sottoforma di riciclaggio. Per Brescia e provincia, la speranza, oltre al lavoro delle istituzioni, è che continui l’impegno di quelle poche realtà che fanno divulgazione, motivo per cui trovo inconcepibile che nel capoluogo non esista una Commissione comunale Antimafia. Per far fronte alla mafia occorre fare rete, dal cittadino ai vertici delle istituzioni. La nostra magistratura e le forze dell’ordine devono avere a disposizione i migliori strumenti tecnologici e d’indagine per fronteggiarla. Noi, come politici e come cittadini, dobbiamo stare in guardia ed evitare di riprodurre o di aderire a modelli di comportamento che possano richiamare quelli adottati da queste organizzazioni, per evitare che diventino terreno fertile per il loro insediamento. A questo proposito mi piace riprendere una frase di Rita Atria, giovane testimone di giustizia suicidatasi dopo l’assassinio del giudice Paolo Borsellino: “Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”.

(Foto Calvarese/SIR)


PAOLA POLLINI 18 mar 2026 10:23