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di FEDERICO PELLEGRINI 07 giu 10:57

Prevenire è meglio che curare

L’Ufficio diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici ha predisposto un vademecum riguardante la manutenzione ordinaria dei beni mobili e con la Soprintendenza ha anche proposto qualche anno fa proprio un convegno riguardante le coperture, specie delle nostre chiese

Una delle regole imperanti nella cura della salute passa sotto lo slogan “Prevenire è meglio che curare”. È un dato di fatto rilevare come oggi sia ormai un comportamento assodato quello di non aspettare di ammalarsi ma di preparare il corpo ad essere forte a prevenire malattie o almeno limitare il loro effetto negativo. Siamo bombardati infatti da pubblicità di farmaci e integratori per le varie età e situazioni, da attenzioni alla dieta e da consigli perché un’attività fisica costante porti i suoi benefici alla salute. Non di meno si prendono anche precauzioni per evitare incidenti e traumi. E quando le diagnosi mediche rilevano pericolose malattie allora bisogna affidarsi ad interventi più drastici come le operazioni chirurgiche. A mo’ di metafora, tutto questo vale anche per i Beni Culturali. Sono soggetti anch’essi a malattie dovute a quel deterioramento che il tempo porta con sé. Se non si interviene innanzitutto con un’opera preventiva, con una manutenzione ordinaria e a volte, purtroppo, con azioni più drastiche, questi beni sono destinati ad avere vita breve.

L’Ufficio diocesano per i Beni Culturali Ecclesiastici da anni sta portando avanti questa azione volta a sensibilizzare una mentalità di prevenzione e di manutenzione ordinaria. Non è corretto aspettare che un bene culturale crolli o venga rovinato da agenti esterni a cui non si è dato peso o perché non ci è domandati la causa che abbia provocato eventuali maloramenti.

Vorrei tradurre con altre parole. Se non si controlla lo stato dei coppi, dei pluviali allora la copertura e il sottotetto lentamente ma inesorabilmente cederanno e lasceranno posto a infiltrazioni dannose e pericolose. Tale discorso naturalmente vale per tutti gli altri aspetti di quel bene. Ed inoltre le conseguenze economiche di spesa aumentano a dismisura, rispetto ad una azione di controllo preventivo.

Un controllo costante, periodico, focalizzato permette invece di evitare disastri, o almeno di poter anticiparli e così evitarli.

L’Ufficio diocesano ha già predisposto un vademecum riguardante la manutenzione ordinaria dei beni mobili (es. pianete, calici, statue, organi, ecc) e con la Soprintendenza ha anche proposto qualche anno fa proprio un convegno riguardante le coperture, specie delle nostre chiese (ma si sa che a volte certe proposte vengono un po’ disertate, purtroppo!). Non di meno si sta lavorando per predisporre anche un vademecum per la manutenzione ordinaria dei beni immobili, come pure offrire ai parroci e ai loro collaboratori il cosiddetto “Libretto di manutenzione”, un sussidio che permetta loro di tenere sotto controllo i beni loro affidati.

Interessante però, specie nei casi più critici, arrivare anche ad installare negli edifici apparecchi di monitoraggio che avvisino con largo anticipo eventuali anormalità a livello strutturale.

È vero che anche in edifici super controllati (come è capitato a Firenze) l’imprevedibile può accadere, ma un controllo preventivo evita certamente conseguenze disastrose.

Il mio invito è proprio quello di non aver paura ad adottare una mentalità che veda nella prevenzione, nella manutenzione ordinaria periodica e nella ricerca della cause di deterioramento la linea vincente per la tutela del nostro patrimonio culturale ecclesiastico, che siamo chiamati a trasmettere alle generazioni future.

FEDERICO PELLEGRINI 07 giu 10:57