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di GIORGIO BERETTA 04 ago 2026 15:23

Rapine, omicidi e armi legali

“In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge. Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”. Le parole pronunciate nei giorni scorsi dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fanno chiaro riferimento al “caso Roggero”. 

A seguito della sentenza di condanna definitiva del gioielliere, si è riaperto il dibattito sulla legittima difesa. La Lega ha già annunciato una proposta di modifica della legge. Prevede che non sia punibile chi, in caso di aggressione all’interno del proprio domicilio o esercizio commerciale, ponga in atto “qualsiasi reazione” nell’immediatezza del fatto “indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta”. Lascio ai giuristi rilevare le criticità di questa proposta: l’impressione è che introduca un “diritto di vendetta” difficilmente conciliabile con i diritti sanciti dalla nostra Costituzione.  C’è però un aspetto del tutto dimenticato nel dibattito nazionale. Come noto, gli omicidi sono notevolmente diminuiti nel nostro Paese tanto che oggi l’Italia registra il tasso più basso in tutta Europa. Pochi sanno che a essere diminuiti sono soprattutto gli omicidi commessi a scopo di furto o rapina. L’Istat riporta che negli ultimi cinque anni sono stati mediamente nove: il numero più basso mai registrato. E questo a fronte di 6.000 rapine all’anno in abitazioni e esercizi commerciali. 

Ciò significa che oggi in Italia la probabilità di essere uccisi da un rapinatore è bassissima. Molto più alta, invece, è la possibilità di essere uccisi da qualcuno che detiene legalmente un’arma. L’Osservatorio Opal riporta sul proprio sito un database di tutti questi casi: registra ogni anno mediamente trenta omicidi commessi da cittadini che detenevano legalmente delle armi. Sono in gran parte femminicidi, omicidi in cui le vittime sono familiari, parenti, vicini di casa e sempre più spesso sono commessi da persone anziane che continuano a detenere armi.  Prima di riformare la legge sulla legittima difesa, andrebbero perciò irrigidite le norme che consentono di tenere armi in casa, intensificati i controlli e introdotti esami psichiatrici e tossicologici sui legali detentori di armi. Ne va della sicurezza di tutti.

(Foto Opal)

GIORGIO BERETTA 04 ago 2026 15:23