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di FRANCESCO BONINI 09 gen 00:00

Tra eccezionalismo e stabilizzazione

Il bilancio di Napolitano. L’iter delle riforme costituzionali ed elettorali è iniziato. Si è cominciata a delineare un’area di governabilità che coinvolge tanto il governo che una delle opposizioni

Il punto è sempre quello: la governabilità. Ovvero come si può dare un governo all’Italia, che tradizionalmente ne rifugge. È il tema al centro dell’ultimo messaggio presidenziale di Giorgio Napolitano. Alla vigilia delle dimissioni il discorso è molto lineare.

Il secondo mandato di quello che per molti è diventato “king George” è stato un rimedio eccezionale per una situazione eccezionale di instabilità, “un momento di grave sbandamento e difficoltà post-elettorale”. Dalla quale lo stesso Napolitano aveva sostenuto si potesse uscire solo con interventi di riassetto costituzionale da una parte e di ristrutturazione del sistema politico, in un clima di reciproca legittimazione e cooperazione tra le forze politiche. Argomenta ora il presidente: così come la rielezione era stata spia di una situazione eccezionale di crisi, così l’elezione del suo successore dovrà essere la sanzione della auspicata riconquista di una situazione di normalità: “Sarà quella una prova di maturità e responsabilità nell’interesse del paese, anche in quanto è destinata - e qui usa parole molto impegnative per chi non parla mai a caso - a chiudere la parentesi di un’eccezionalità costituzionale”. “Wishful thinking”, ci si potrebbe chiedere in un inglese facile facile? Napolitano, che deve per forza sottolineare i tratti positivi di una situazione comunque ingarbugliata, confonde i desideri con la realtà?

In realtà qualcosa si è cominciato a disegnare sui due livelli indicati dal Capo dello Stato. L’iter delle riforme costituzionali ed elettorali è iniziato. E questo fatto, al di là del merito, che resta assai discutibile, di per sé è importante. Qualcosa si è cominciato a delineare anche dal punto di vista della ristrutturazione del sistema politico.
Fatti salvi gli spazi “tribunizi” dell’espressione della protesta, si è cominciata a delineare un’area di governabilità che coinvolge tanto il governo che una delle opposizioni, per cui le politiche sono di fatto cogestite. Proprio come è consolidata tradizione italiana.
Con buona pace degli schemini della democrazia dell’alternanza di cui si pasce la retorica politica si stanno creando le condizione per una stabilizzazione del sistema politico all’italiana, ovvero in forme peculiari, attraverso espedienti informali, pattizi, che permettano la pratica governabilità.

Il disegno di un percorso dall’eccezionalismo alla stabilizzazione del sistema politico, sia pure all’italiana, è così l’ultimo “suggerimento” che scaturisce dal nuovo ruolo assunto della presidenza della Repubblica, chiamata ora a ritornare in una situazione di normalità istituzionale.
Per questo il passaggio politico-istituzionale delle prossime settimane, l’elezione presidenziale, è così importante.

Nessuno dei protagonisti, e in particolare il presidente del Consiglio Matteo Renzi – cui Napolitano ha rivolto ancora una volta parole di grande sostegno – si può permettere di sbagliare una mossa.
FRANCESCO BONINI 09 gen 00:00