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di ANTONIO VICECONTE 31 ott 11:47

Una comunità che vuole stare insieme

Il cammino alla scoperta dei luoghi sacri e culturali della città per far avvicinare i ragazzi alla dimensione religiosa

Sono insegnante di Religione Cattolica da quasi 20 anni e, più passa il tempo, più mi convinco che la scuola ha il dovere di formare persone responsabili e umanamente giuste. Credo che questo sia possibile solo se riesce ad aprire il cuore e la mente dei ragazzi alla realtà. In linea con quanto auspicato dalla dichiarazione conciliare Nostra Aetate, l’idea de “Il cammino... alla scoperta dei luoghi sacri e culturali della città”, é nata per far avvicinare i ragazzi alla dimensione religiosa dell’Altro e propria, perché l’ignoranza è alla base di ogni forma di intolleranza. Il cammino offre l’opportunità di scoprire alcuni luoghi di culto, presenti nella nostra realtà cittadina, e rappresentativi del cristianesimo cattolico, ortodosso e protestante, dell’islam e del sikhismo. L’obiettivo è stato far incontrare persone con diverse tradizioni per ascoltarsi ed entrare in dialogo. Proprio il dialogo interreligioso e interculturale può influenzare positivamente se in grado di costruire una proposta comune sui diritti, sulle libertà inviolabili della persona e le loro identità, sull’ecologia e la pace, o di promuovere l’uguaglianza delle donne. Il nostro impegno da educatori è trasmettere il valore del rispetto dell’Altro, interpretare i segni dei tempi nel solco della ricca tradizione cattolica bresciana, per avanzare insieme verso un reciproco progresso nella fede. Auspicio questo, richiamato anche dal vescovo Pierantonio durante il discorso di insediamento, circa la necessità di rilanciare il gusto del pensare insieme, di valutare le cose senza pregiudizi, di unire le energie facendo convergere i diversi punti di vista cercando insieme il bene di tutti. Oggi frequentemente nei dibattiti si fa riferimento a temi quali l’educazione alla cittadinanza attiva, il nuovo umanesimo, l’integrazione, l’inclusione, ma per dare concretezza a queste importanti parole serve il contatto tra le persone. Quest’anno (23 ottobre), come nella passata edizione, hanno partecipato in 500 (fra studenti e docenti). È stato come fare una lezione all’aperto (così definita dagli stessi studenti) a ragazzi di otto Istituti della scuola secondaria di II grado della città e provincia (Mantegna, Abba-Ballini, Sraffa, Castelli, Fortuny-Moretto, Antonietti e Falcone, Golgi). Giunti ormai alla quinta edizione, grazie anche al sostegno ricevuto in questi anni dall’Ufficio per il Dialogo interreligioso e dall’ESU (Ufficio per l’educazione, la scuola e l’università della Diocesi di Brescia), l’impressione è che si stia passando da un incontro nato per aprire un dialogo ad una vera forma di condivisione. Sta nascendo una comunità che vuole stare insieme, pur mantenendo le proprie diversità. Conoscere meglio i nostri studenti, le religioni in cui credono e le loro culture d’origine è utile per costruire una vera comunità, nella quale tutti quelli che ne fanno parte danno il proprio contributo. Questo è il modello da seguire se vogliamo vivere in una società multiculturale e quindi multireligiosa, in armonia, pace e fratellanza.

* IdRC al Mantegna e Membro della Commissione per il dialogo interreligioso della Diocesi di Brescia e componente del direttivo dell’Associazione Dósti “festival delle arti e culture religiose”

ANTONIO VICECONTE 31 ott 11:47