Vera gratitudine
È venerdì 17, più o meno alle 17.17. Non sono scaramantico, ma la consapevolezza mi avrebbe aiutato a essere molto più attento alla curva che dalla via del Castello immette verso la Galleria Tito Speri. L’ho imboccata decine e decine di migliaia di volte. Sarà la troppa sicurezza o il troppo caldo, ma impatto sullo spartitraffico del semaforo nel centro della strada. La macchina salta due-tre volte per poi non saltare più perché scoppia la ruota anteriore sinistra. Mogio mogio, accosto l’auto proprio prima dell’ingresso in galleria. Respiro profondo, ed esco, a 35 gradi all’ombra, a sostituire la ruota. Un giovane (sulla trentina), di origini indiane, in attesa dell’autobus, si alza dalla panchina. Non dice nulla, ma comincia a cambiare la ruota. Mi viene spontaneo dargli la mancia, per senso di gratitudine vera. Ma lui continua a ripetere, con garbo, poi con una certa decisione: “No, no, no!”. Non c’è niente da fare. Non vuole nulla. Non mi resta che abbracciarlo e lasciarlo andare a risedersi sulla panchina. Mentre mi allontano con le ruote che girano alla perfezione, mi sorride soddisfatto facendomi il gesto dell’ok. Quando dovrò pagare il gommista, sorriderò anche io.