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di ELISA PELLEGRINELLI 07 ago 09:32

Don Zambetti: Il perdono richiede forza

Don Mauro Zambetti è il nuovo parroco di Corteno e Santicolo. Nato a Costa Volpino e classe 1967, don Mauro, nel corso del suo ministero, ha svolto gli incarichi di curato a Villa Carcina (1998-2003), a Capriolo (2003-2012), dal 2012 è curato a Villa di Lozio, Borno, Lozio, Ossimo Inferiore e Ossimo Superiore.

Cosa ha imparato in questi anni di sacerdozio?

Sono molte le cose che ho imparato in questi anni. Grazie al mio vecchio parroco ho conosciuto l’importanza dello stare a contatto con la gente e con la comunità. Spesso infatti mi ritrovavo a parlare con i giovani in oratorio, scoprendo così le loro storie e i loro pensieri. Penso infatti che, a volte, sia più facile comunicare con le persone in modo informale, senza dover necessariamente organizzare un evento o una catechesi. Ho capito che conversare liberamente, soprattutto con le fasce d’età più giovani, porta alla creazione di un dialogo costruttivo, in cui entrambe le parti si confrontano su tematiche di vario genere, dando vita a discorsi profondi e interessanti.

Qual è stata l’esperienza che porta nel cuore?

Uno dei momenti che hanno sicuramente segnato il mio percorso e che mi hanno cambiato è stato quello del passaggio da Villa Carcina a Capriolo. Quest’esperienza in cui ero primo e poi secondo curato, mi ha mostrato qualcosa che andava oltre le tipiche realtà dell’Oratorio. Dovevo infatti gestire molte attività, tra cui il corso fidanzati. Tutto questo mi ha dato una visione più ampia della comunità e mi ha permesso di legare con moltissime persone. Solitamente il curato è colui che si occupa dei giovani e delle attività loro dedicate, ma ho avuto la fortuna di poter stare in contatto con l’intera comunità e credo che questo mi abbia fatto crescere spiritualmente e umanamente.

C’è un versetto del Vangelo al quale è più legato?

In tutti questi anni ho sempre riscontrato una sorta di difficoltà da parte delle persone che incontravo: la difficoltà nel perdonare e nel chiedere perdono. Spesso mi ritrovavo ad ascoltare fedeli ed amici che non riuscivano ad abbattere il muro dell’orgoglio. Le motivazioni erano da poco, ma questo impediva loro di ritrovare quel senso di umiltà e di gentilezza che tutti i fedeli devono cercare dentro sé stessi. Per questo motivo, invito sempre le persone a mettere in pratica il grande insegnamento del Vangelo di Luca: “Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato”. Perché il perdono è indispensabile e richiede molta forza, così come molta forza risulta necessaria per poter chiedere perdono a coloro ai quali abbiamo fatto un torto.

Com’è stato lavorare in un’ottica di unità pastorale?

Si tratta di una questione un po’ complicata, della quale ho parlato anche con il vescovo Pierantonio. Ci sono spesso delle difficoltà che si presentano. La prima fra tutte è data dal fatto che, molto spesso, noi sacerdoti ci troviamo in unità pastorali con parrocchie che, seppur vicine tra loro, non hanno sempre un curato o un parroco residente nel Comune di riferimento. Questo porta spesso la gente a sentirsi abbandonata: noi sacerdoti andiamo nelle varie parrocchie per la Santa Messa, ma poi torniamo nei nostri alloggi. Essendo il nostro compito anche quello di stare sempre vicino alla comunità, la distanza è dolorosa sia per noi sia per coloro che si sentono abbandonati. Un’altra difficoltà è sicuramente relativa alle differenze tra le varie parrocchie. Per questo motivo abbiamo deciso di rendere le attività comuni, spostando di volta in volta il punto di ritrovo e cercando di accontentare l’intera comunità. Un esempio può essere dato dall’esperienza estiva del Grest che, anche se solitamente veniva svolto separatamente, ora viene riunito, comportando quindi anche la nascita di nuovi legami e la possibilità di svolgere molte attività.

Quali saranno le attenzioni pastorali per il futuro?

Innanzitutto vorremmo risolvere, nel prossimo futuro, il problema relativo al continuo spostamento di sacerdoti all’interno delle unità pastorali. Una possibile soluzione sarebbe quella di avere un sacerdote o un curato che risiedano in ognuno dei Comuni dell’unità, in modo da riportare in luce il sentimento di vicinanza tra la Chiesa e tutti i suoi fedeli.

ELISA PELLEGRINELLI 07 ago 09:32