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Pezzo
di CARLO TAGLIETTI 04 gen 12:34

Il mondo di Sveno

Luciano Costa racconta in un libro (“Il mondo meraviglioso di Sveno”, edizioni Arti-Brescia) le emozioni raccolte tra le pieghe di una vita donata

Si chiamava Sveno e abitava in un mondo meraviglioso, il suo e nostro mondo, quello che Luciano Costa racconta in un libro (“Il mondo meraviglioso di Sveno”, edizioni Arti-Brescia) regalando emozioni raccolte tra le pieghe di una vita donata agli altri, sconosciuti ma fratelli. Sveno se ne è andato il 21 febbraio del 2018 lasciando dietro di sé lacrime e sorrisi: le lacrime del distacco e i sorrisi per la sua destinazione nel Cielo più alto. Infatti, le sue ragioni erano quelle della semplicità del vivere mettendo gioia dove il dolore suggeriva e pretendeva disperazione, quelle di sentirsi sempre e comunque parte di un tutto che cominciava e finiva da Dio. Tutto il resto apparteneva all’umana avventura, “certo meravigliosa – diceva – però, mai definitiva”. In vita e per l’anagrafe comunale il suo nome era Eraldo, ma sul registro dei battezzati il suo nome era Sveno. “E Sveno – si legge tra le pagine – restò il nome di tutti i giorni, facile da pronunciare e da ricordare, un nome da conservare ben sapendo che sarebbe bastato pronunciarlo per ricevere in cambio sorrisi, abbracci, un pezzo di pane, una fetta di polenta cotta al fuoco, una goccia di latte appena munto da portare a casa. Lui era fatto così: quel che aveva era di tutti, il suo lavoro era per tutti, la sua presenza significava comprensione e affetto, incontrarlo apriva il cuore alla speranza e conoscerlo aggiungeva gioia alla vita. La gente gli voleva bene e lui voleva bene alla gente”. La città di Brescia gli conferì un Premio della Bontà, che lui accettò destinandolo tutto e subito agli ammalati e ai sofferenti. Il libro svela che a chi gli chiedeva di raccontare i suoi giorni Sveno rispondeva dicendo che preferiva fossero i giorni a raccontarli, “perché i giorni – diceva – non mentono e non esagerano mai”.

La storia. Sveno era nato a Pezzo il 6 aprile del 1926 da famiglia che viveva di poco. Giovanissimo, imparò l’arte dello sfalcio d’erba destinata a diventare utile fieno per l’inverno e anche quella di accompagnatore delle mucche al pascolo; più tardi divenne bidello delle scuole di Pezzo e di Ponte di Legno onorando la professione fino al tempo della pensione. Quando era stagione buona per far fieno, Sveno si trasferiva a Case di Viso, nella baita sempre aperta e ospitale. Di Case di Viso Sveno era il cantore, l’amico e il custode delle memorie più belle e anche le più tristi, come quella che registrò la morte di sei giovani, tra i quali suo fratello Dario, vittime della rappresaglia nazifascista. Presentando il libro nella parrocchiale di Pezzo gremita di compaesani, conoscenti e amici, Luciano Costa ha elencato i doni ricevuti da Sveno: “Un vecchio sgualcito rattoppato cappello di feltro; giorni belli, veri, semplici, gioiosi e condivisi; voglia di guardare alla gente, ai poveri e agli ammalati”. Per non dimenticare, Luciano Costa ha preso i ricordi e li ha messe in un libro che s’intitola “Il mondo meraviglioso di Sveno”.

CARLO TAGLIETTI 04 gen 12:34