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Fraine
di DAVIDE ALESSI 07 mag 08:08

L'ultimo fornaio di montagna

A Fraine di Pisogne, a quota 800 metri, l'ultimo fornaio lavora ogni notte per preparare il pane da portare nelle contrade e nei casolari sparsi sui versanti della montagna, con un lavoro duro e solitario, che non conosce sosta, ma che lui, Ezio Panigada, fa anche per tradizione e oggi come impegno civico

A Fraine di Pisogne, a quota 800 metri, l'ultimo fornaio lavora ogni notte per preparare il pane da portare nelle contrade e nei casolari sparsi sui versanti della montagna, con un lavoro duro e solitario, che non conosce sosta, ma che lui, Ezio Panigada, fa anche per tradizione e oggi come impegno civico. Si alza a mezzanotte, scalda il forno, comincia a impastare i vari tipi di pane, il giovedì sempre anche le famose spongade camune, anzi di Fraine, per iniziare poi alle 9.00 il giro di consegne in Val Palot e nella vicina valle di Grignaghe, tra casolari sparsi e contrade solitarie. Un lavoro duro e solitario, senza alcun aiuto e, oggi, anche con non poche difficoltà personali, dovendo comunque combattere, in epoca di coronavirus, le concorrenze spietate dei grandi centri commerciali del fondovalle. Ma lui, Ezio, resiste sapendo che da tradizione storica, di famiglia questa oggi è più che una vocazione: una sorta di missione per non abbandonare soprattutto persone sole, anziani e famiglie che non possono spostarsi e per le quali, ricevere il pane, significa avere un bene prezioso, un saluto, un sorriso.

Oggi ha un solo rammarico: quello di vedere che la gente non riesce a distinguere il prodotto di qualità da quello massificato, il pane precotto dei forni industriali e venduto nei dispenser della grande distribuzione, in una babele di etichette, prezzi, sigle indecifrabili, da quello che profuma di grano dorato, cotto nel forno e curato in montagna e che si chiama semplicemente e orgogliosamente “pane”. Il pane di Ezio ha, infatti, un sapore speciale: quello fatto con ingredienti antichi e consolidate abilità, con pazienza e rispetto delle stagioni, del tempo, degli andamenti climatici, delle rivoluzioni di sole e luna, dove sfornare significa assistere sempre ad un piccolo miracolo, quando il pane viene presentato come un dono della terra e dove ogni giorno, questo dono, diventa bene prezioso per tutti. Ma bisogna scoprirlo e assaporarlo, perché il suo gusto contiene tutta la solidarietà e l'umanità di cui è impastato.

DAVIDE ALESSI 07 mag 08:08